«Terroristi!»
esclamò un tizio poco in fondo, alzandosi impetuosamente in piedi. «Ci sono i
terroristi! Ecco perché nessuno ci viene a prendere: l’Italia è stata invasa!»
Roberto
si guardò rapidamente attorno. I visi che vedeva erano tutti sconvolti,
spaventati. Francesca gli si stringeva contro e non parlava, teneva gli occhi
fissi sul finestrino e osservava la pioggia che continuava nonostante tutto a
scrosciare contro il vetro.
C’erano delle donne che piangevano. Un prete che si nascondeva la faccia nel palmo di una mano, mentre con le dita dell’altra snocciolava i grani di un grosso Rosario di legno.
C’erano delle donne che piangevano. Un prete che si nascondeva la faccia nel palmo di una mano, mentre con le dita dell’altra snocciolava i grani di un grosso Rosario di legno.
C’erano
una dozzina di bambini, più o meno. Dai due ai dieci anni, avrebbe detto, ma
non sarebbe stato pronto a scommetterci un granché perché sapeva di non essere
bravo a indovinare l’età delle persone.
Se
quello che tutti loro avevano visto poco prima era davvero opera dei
terroristi, allora significava che questi ultimi avevano fatto decisamente bene
il proprio lavoro: c’era soltanto terrore negli occhi dei passeggeri del treno.
Terrore puro, che non lasciava spazio a nient’altro. Lui stesso si sentiva
preda del terrore, in quel preciso istante, ma cercava di tenerlo a bada perché
sapeva che farsi sopraffare dalle emozioni non sarebbe stato d’aiuto a nessuno.











