venerdì 31 ottobre 2014

Lacrime di Cenere - Prologo

Camminava da solo.
La strada era stretta. Deserta. Una fila di alberi la accompagnava sulla sinistra, le foglie che cadevano ad una ad una come lacrime d’autunno insanguinate. A destra un fosso poco profondo, con la superficie ricoperta da un’impalpabile pellicola di muschio verde.
Si fermò per un istante ad ascoltare. C’era un silenzio meraviglioso, che regnava incontrastato su quella strada. Sentirlo era piacevole. Era come un compagno di viaggio dalle poche parole. Uno di quelli che non si rifiutano mai al proprio fianco, specie quando il morale tende a scivolare sotto le suole delle scarpe.
Il sole splendeva in mezzo a un cielo completamente sgombro, quasi che i suoi raggi avessero fugato ogni residuo di nuvole. Il tepore sulla pelle era gradevole. L’aria si era fatta più calda, come se l’estate cercasse in ogni modo di rimettersi sul trono dal quale l’autunno l’aveva spodestata.
Assaporò ancora per un attimo quel grazioso ritaglio di quiete, cercando di fissarselo nella memoria quasi con forza, di seppellirlo da qualche parte, in qualche angolo di terra battuta dal quale potesse poi recuperarlo, come una capsula del tempo. Quindi riprese a camminare, e il suono dei suoi passi infranse nuovamente il silenzio.
Udì il cinguettio di un uccello. Lo cercò con lo sguardo fra i rami degli alberi alla sua sinistra, ma non riuscì a vederlo. Il suo sguardo spaziò sui campi che si stendevano a perdita d’occhio dietro i tronchi malaticci, infine ritornò sulla strada e si soffermò a studiarne le crepe.
L’asfalto era sbiadito, le strisce segnaletiche erano scomparse. Era una piccola stradicciola di campagna, abbandonata a se stessa da Dio solo sapeva quanto tempo.

lunedì 27 ottobre 2014

Le Anime di Eglon - Prima Stagione - Episodio 4

«David, puoi venire qui un momento?»
«Arrivo, mamma» rispose il ragazzo lasciandosi cadere il taglierino nella spaziosa tasca del grembiule e dirigendosi verso le casse in fondo al supermercato.
«Puoi darmi il cambio un secondo? Devo andare a prendere altro denaro in cassaforte» gli sussurrò la madre nell’orecchio, e David annuì andandosi a posizionare dietro la cassa e rivolgendo un classico sorriso da bravo commesso (così lo definiva suo padre, il “sorriso da bravo commesso”) alla signora McField, che aveva letteralmente ricoperto il nastro trasportatore di scatolette di cibo per gatti.
«Buongiorno signora McField, come sta oggi?» domandò David mentre sua madre si allontanava di gran carriera, scoccando sorrisi e ammiccamenti a destra e a manca da brava proprietaria.
«Oh, molto bene, grazie David. E tu?» ripropose la signora McField, con quei capelli tutti grigi e impomatati e le rughe inefficacemente sepolte sotto uno spesso strato di fondotinta, che le lasciava un alone più chiaro di pelle naturale ai margini dell’ovale del viso.
«Non c’è male. Fa piuttosto caldo, e almeno qui dentro c’è l’aria condizionata» ironizzò David con una strizzatina d’occhio. A dirla tutta avrebbe preferito dover sopportare l’afa ed essere libero di uscire come i suoi amici, invece di stare lì a dare una mano a mamma e papà. In fondo, però, non aveva scelta. Se intendeva mettersi da parte un po’ di denaro prima che ricominciasse la scuola, le alternative si riducevano a una quantità schifosamente esigua.
«Grazie, David» lo salutò la donna sollevando a fatica la propria borsa della spesa e incamminandosi con lo scontrino in mano verso l’uscita del negozio.
«Grazie a lei signora McField, e arrivederci!» rispose cortesemente David, voltandosi verso la cliente successiva in fila alla cassa.
Si immobilizzò, pietrificato. Gabriella lo squadrò con un ampio sorriso e ridacchiò sommessamente, con un contegno che, in mancanza di una vena descrittiva più spiccata, David si sarebbe limitato a definire semplicemente regale. Eppure era così avvenente che nessuna sovrana avrebbe potuto eguagliarla. Il suo viso era perfetto, limpido e luminoso. I suoi capelli dorati erano raccolti in una coda di cavallo. Aveva gli occhi grandi e rotondi, di un blu così intenso da sembrare addirittura irreale, e la pelle liscia con un accenno di abbronzatura. Indossava una canottiera piuttosto sobria, con una scollatura magistrale che lasciava scorgere le spalline rosa del reggiseno, e una minigonna in jeans che nascondeva a malapena la metà delle sue belle cosce.
«Ciao, David» mormorò Gabriella Higgins radiosa. David deglutì a vuoto. Non si aspettava di trovarsela lì davanti, così, di punto in bianco. Aveva in mano una confezione da sei lattine di Pepsi e una tavoletta di cioccolato al latte. Le sue unghie erano limate e smaltate di fresco, rosa come le spalline del reggiseno che indossava. David dovette compiere uno sforzo immane per non perdere i sensi.
Gabriella gli piaceva. Era dalle elementari, a dire il vero, che gli piaceva. E non aveva mai avuto il coraggio di dirle nulla. Lei pareva saperlo già, ma non gli aveva mai rivolto la parola. E non si era mai trovato a doverla servire alla cassa, impreparato come in questo momento.
«Ho solo queste» gli disse mostrandogli con un cenno della mano la Pepsi e la tavoletta di cioccolato. Gli sorrise di nuovo, ma David la fissava imbambolato.
Fuori, al di là della vetrata, passò un furgone blindato nero, la targa scintillante. David stava per risponderle, quando ci fu un’esplosione. Il botto sordo della detonazione rimbombò all’interno del supermercato, e la gente incominciò a urlare.
Gabriella lasciò lì la sua Pepsi e la tavoletta di cioccolato e si precipitò fuori a vedere.
Veniva dal municipio, all’altro lato della strada. Una delle finestre era avviluppata dalle fiamme e rigurgitava nell’aria una nuvola di fumo scuro e denso come una colata di catrame.

lunedì 20 ottobre 2014

Le Anime di Eglon - Prima Stagione - Episodio 3

«Bob, che ne dici di darmi una mano a cambiare il pannolino a tuo figlio?» lo richiamò all’ordine Dorothy scoccandogli un’occhiataccia di fuoco e indicandogli il neonato che si dibatteva sul fasciatoio, per metà avvolto da un asciugamano.
Bob McKinzey sospirò e si pizzicò la punta del naso, intanto che raggiungeva sua moglie Dorothy, le posava un bacio sulla guancia scostandole i bei capelli biondi da davanti e teneva fermo il piccolo James intenzionato a rifiutare caparbiamente ogni cura.
«Molto meglio» approvò Dorothy, e adesso che finalmente non correva più il rischio che il bimbo le rompesse il naso con una delle sue violente pedate finì di sciacquarlo, gli spalmò la crema e il talco e gli infilò un nuovo pannolino pulito.
«Ecco fatto, tutto bello e profumato» commentò Bob facendo il solletico al pancino del figlio e baciandolo sulla fronte. Dorothy rimase a fissarlo con le mani sui fianchi e ogni traccia di ostilità scomparve dal suo volto, sul quale affiorò invece un mezzo sorriso.
«Sei dolce, lo sai?» disse dopo un po’ la donna. Bob si volse a guardarla e vide che gli stava sorridendo con quei suoi bellissimi occhi azzurri e quelle sue labbra sottili e ben delineate. Le si avvicinò con espressione sognante e di nuovo le scostò i capelli dal viso, spostandoli con un dito e portandoglieli dietro l’orecchio, dove rimasero fermi dopo che Bob ebbe cominciato a farle scorrere i polpastrelli lungo la guancia, giù fino al mento, sulla pelle liscia e morbida del collo (e a questo punto Dorothy iniziò ad avere i brividi), scendendo ancora in direzione del seno, percorrendo le sue curve e i suoi fianchi, raggiungendo l’altezza della vita e intrufolandosi furtivamente sotto la maglietta, risalendo sulla superficie levigata della pancia, sfiorando il bordo di pizzo del reggiseno, indugiando un istante prima di cercare di infilarsi anche sotto quest’ultimo.
Con l’altro braccio la tirò a sé e la strinse, e non distolse gli occhi dai suoi finché le loro labbra non si furono incontrate, sperimentate e poi, finalmente, saldate assieme.
Tenendole una mano premuta contro il seno, a contatto con il calore della sua pelle soffice, e l’altra accostata al sedere, la spinse delicatamente in là fino a farle appoggiare la schiena al muro. Le lambì le labbra con la punta della lingua, inumidendole. Lei le aprì appena, lasciandole socchiuse, e aspettò di sentirlo invadere la sua bocca. Le loro lingue fecero conoscenza e si abbracciarono teneramente, sfidandosi e inseguendosi, cercandosi e trovandosi, finché non furono sazie.
«C’è il piccolo di là…» sussurrò Dorothy squadrandolo con aria maliziosa.
«Non ci sentirà» replicò fiducioso Bob. La prese per mano e la accompagnò in direzione delle scale, quando all’improvviso sentì bussare alla porta.
«Aspettavi qualcuno?» domandò Dorothy, mentre Bob le lasciava la mano e si avviava con seccata circospezione verso l’ingresso dell’abitazione.
«No.» Posò la mano sul pomello della porta e aprì, spazientito. Dorothy lo guardava dal primo gradino, e non si rese conto di nulla almeno per un po’, perché non ci fu alcun rumore. Avevano adoperato un silenziatore, e solo quando vide Bob stramazzare sul pavimento con una macchia di sangue scarlatto che si allargava sulla camicia, inzuppando il tessuto candido, realizzò in parte che cos’era accaduto.
Certo che era davvero curioso, avrebbero considerato alcuni poliziotti di Eglon quella sera dopo essere accorsi sul luogo del delitto, che alla vigilia dell’anniversario in memoria dell’undici settembre un agente dell’FBI armato di tutto punto venisse ammazzato a sangue freddo in casa propria…

giovedì 16 ottobre 2014

Importanti Novità

Buonasera, mio Carissimo Lettore. Oggi ti scrivo per annunciarti un paio di novità.
I mesi di ottobre e novembre porteranno con sé sorprese interessanti. Prima fra tutte, il nuovo romanzo a puntate Lacrime di Cenere, per il quale ho finalmente stabilito la data d'esordio ufficiale: venerdì 31 ottobre, la sera di Halloween.
Lacrime di Cenere verrà dunque pubblicato a partire dal 31 ottobre con il Prologo, cui seguiranno i primi Capitoli nelle settimane successive, uno ogni venerdì.
Il romanzo a puntate, però, avrà un'impostazione diversa dagli altri: sarà diviso in Volumi, ciascuno composto da una decina di Capitoli circa, e ogni volume, una volta completato, sarà disponibile per l'acquisto in edizione integrale al prezzo di 99 centesimi.
L'acquisto dei singoli Volumi di Lacrime di Cenere potrà essere effettuato su Amazon in formato ebook. Ho già intenzione di esportare anche altri progetti in un'edizione digitale per la vendita online, ma di quelli ti parlerò in un'altra occasione.
Non tutti i Volumi di Lacrime di Cenere, perciò, potranno essere letti gratuitamente su Scrivere Sotto la Luna: il Volume 1 sì, nella sua versione completa, e lo stesso vale per altri Volumi successivi che proseguiranno in maniera diretta la storia del protagonista del Volume 1, ma ad altri personaggi verranno dedicati singoli Volumi che saranno resi disponibili esclusivamente in formato digitale per l'acquisto su Amazon.
Ad ogni modo, i Volumi che saranno pubblicati gratuitamente in Capitoli nel blog, come il Volume 1, presenteranno alcuni contenuti extra nell'edizione a pagamento, tra cui una Prefazione e un Commento dell'Autore appositamente scritti.
Si tratta di un nuovo esperimento che ho deciso di avviare a partire dalla fine di questo mese, e presto ti terrò informato sugli sviluppi e sulla pubblicazione delle nuove edizioni a pagamento di alcuni altri progetti che mi auguro troverai interessanti.
Per oggi è tutto, mio Fedele Lettore. Ci risentiamo con il prossimo post, sempre qui, su Scrivere Sotto la Luna.

lunedì 13 ottobre 2014

Le Anime di Eglon - Prima Stagione - Episodio 2

La facciata di una piccola villetta a schiera prefabbricata, placidamente distesa sotto un sole cocente, biancheggiava lungo la via principale di una qualunque sonnolenta cittadina americana. In alto, al centro del cielo, lo spettro della luna si spostava pigramente, senza troppa fretta, con la sua candida trasparenza che lo faceva apparire morto, rischiarato com’era dalla luce del giorno.
L’inizio di una mattinata qualunque, di un qualunque sabato di agosto. Davanti alla facciata della villetta a schiera transitò lentamente una ragazza in bicicletta, con addosso degli shorts e una maglietta verde della tonalità che quell’anno andava tanto di moda. Si dileguò transitando da sinistra verso destra, e uscì dall’inquadratura.
Un venticello leggero scuoteva fiaccamente le foglie e i rami del grosso albero che si innalzava a lato del modesto rettangolo di prato ben curato antistante la villetta a schiera. Era uno di quei venti inconsistenti che tentano di rendere più sopportabile l’afa delle mattinate d’agosto, senza tuttavia esserne capaci. Ad ogni modo, bisognava pure riconoscergli un qualche merito: stava a poco a poco sospingendo via l’umidità, e i meteorologi avevano previsto che per quella sera avrebbe portato con sé un temporale di proporzioni ragguardevoli che avrebbe in qualche modo lenito le pene dei cittadini sprovvisti di climatizzatore.
Un ragazzo che non poteva avere più di una ventina d’anni percorse tranquillamente il vialetto d’ingresso che si inoltrava nel rettangolo di prato ben curato, lo imboccò e proseguì fino a scomparire, pochi istanti dopo, oltre la soglia.
L’interno della villetta era avvolto in una gradevole penombra. Il ragazzo dovette impiegare qualche secondo per abituare la vista alla differente qualità di luce, dopodiché si avviò in direzione delle scale e salì al primo piano, entrando nel fresco chiaroscuro di una camera da letto e gettando sopra le coperte disfatte lo zainetto che portava sulle spalle.
Si sedette sulla poltrona accanto alla scrivania, afferrò senza indugio il computer portatile che giaceva abbandonato sul ripiano di legno e sollevò lo schermo. Inserì la password per avere accesso al sistema operativo, quindi cercò una connessione wireless alla quale aggrapparsi. La trovò immediatamente disponibile ed effettuò la connessione digitando il proprio codice personale. Avviò il browser di navigazione internet Firefox ed entrò nel suo profilo Facebook.
Scrisse rapidamente il testo del messaggio sul quale aveva rimuginato per un’intera settimana. Esitò ancora per qualche istante, prima di inviarlo, e sospirò con aria meditabonda. Il suo viso era nascosto dall’ombra delle tapparelle. Soltanto le sue mani erano illuminate dal bagliore digitale dello schermo. Ma se la sua espressione fosse stata visibile, si sarebbe dimostrata ansiosa.
Alla fine pigiò su INVIA MESSAGGIO, e il testo che aveva appena scritto partì.
Fece per richiudere il computer, abbassando lo schermo sulla tastiera, quando un trillo richiamò la sua attenzione sulla pagina Facebook aperta: un contatto.
Il cuore cominciò a battergli forte. Spostò la freccetta sul nome del contatto per accedere alle sue informazioni personali, quando lo stesso scampanellio di poco prima segnalò l’aggiunta di un secondo contatto. Poi ne arrivò un terzo. Un quarto. Un quinto, assieme al sesto e al settimo. E, tutt’a un tratto, le casse incorporate del computer portatile iniziarono a vomitare squilli e brontolii, e il numero dei contatti prese a salire vertiginosamente, lievitando ed espandendosi più velocemente dello scorrere dei secondi.
La bocca del ragazzo, l’unica parte del suo volto ora fiocamente rischiarata dal bagliore dello schermo, si distese in un sorriso gelido che più che un moto di soddisfazione sembrava un freddo ghigno calcolatore.
Rilesse il titolo del suo breve messaggio di testo. A grandi lettere, in grassetto, riportava semplicemente due parole: CODICE RIVOLUZIONE.

venerdì 10 ottobre 2014

Note a Margine

Buongiorno, mio Caro Lettore. Allora, piaciuto l'Episodio 1 de "Le Anime di Eglon" nella sua nuova veste aggiornata?
Ogni lunedì, per le prossime 31 settimane, uscirà un Episodio del romanzo a puntate, fino al completamento della Prima Stagione; dopodiché, come ti avevo anticipato, cominceremo a parlare della Seconda Stagione.
Ma ci sono altre novità in arrivo, Fedele Lettore. Prima fra tutte il nuovo romanzo a puntate "Lacrime di Cenere", sul quale presto ti darò informazioni più precise, incluse le date di pubblicazione del Prologo e dei primi Capitoli. Nonché un'interessante sorpresa...
A presto, mio Carissimo Lettore!

lunedì 6 ottobre 2014

Le Anime di Eglon - Prima Stagione - Episodio 1

Il municipio della tranquilla città di Eglon, Arkansas, era un vecchio edificio squadrato con le pareti color crema, recentemente ristrutturato da una ditta locale che aveva richiesto al Comune la bellezza di centoventicinquemila dollari. Il lavoro era stato svolto accuratamente, d’altro canto, e a nulla erano valse le lamentele del sindaco di Eglon dopo che il conto gli era stato recapitato in ufficio.
La mattina del dieci settembre, alle otto precise, il sindaco John Donaldston si presentò in municipio e senza remore firmò un assegno da venticinquemila dollari intestato alla ditta che si era occupata della ristrutturazione. Erano gli ultimi soldi che mancavano per saldare definitivamente il conto, e la scorsa notte il sindaco Donaldston ci aveva riflettuto a lungo e aveva deciso che sarebbe stato meglio pagare e farla finita, evitando in questo modo di sollevare ulteriori problemi.
La borsa continuava a saltellare su e giù, in quelle ultime settimane. Wall Street era ancora molto tesa, e assieme ad essa tutti gli Stati Uniti, l’Europa e l’Asia. La crisi economica si stava facendo sempre più pressante, da quando i primi crolli avevano iniziato a manifestarsi nel corso dell’estate, e John Donaldston sperava in cuor proprio che la città di Eglon non ne risentisse troppo. Non di nuovo, almeno. Un duro colpo alle finanze della sua città sarebbe stato indirettamente un duro colpo anche per lui.
In ogni caso, adesso non era il momento di preoccuparsi di tutto questo. C’erano parecchi affari urgenti da sbrigare, quella mattina. Peter Green, proprietario della ditta che aveva avuto l’appalto per la ristrutturazione, sarebbe passato nel suo ufficio verso le nove per ritirare l’assegno.
Nel frattempo, John doveva controllare alcuni permessi che gli erano stati portati il pomeriggio precedente dall’addetta all’anagrafe. «Ci sono dei dati che non corrispondono», gli aveva sussurrato Nancy posandogli davanti le fotocopie di carte d’identità e passaporti di una mezza dozzina di persone che, a quanto sembrava, erano arrivate in città la settimana prima. «Niente di cui preoccuparsi, molto probabilmente,» aveva soggiunto, «ma la prudenza non è mai troppa.»
Con i tempi che corrono, pensò John Donaldston sedendosi alla scrivania con un sospiro e prendendo in mano un pacchetto di fogli stampati tenuti insieme con due graffette di plastica gialla.
Alle otto e sedici minuti precise, mentre John Donaldston dava una scorsa alla fotocopia della carta d’identità di un certo Samuel Grey, nato a Portland il diciannove ottobre 1982, il municipio della città di Eglon, situato a lato di Main Street, fu scosso da un violento colpo di tosse e la finestra dell’ufficio del sindaco esplose verso l’esterno.
Mille frammenti di vetro invasero la carreggiata, tintinnando sull’asfalto e luccicando come piccoli diamanti, intanto che le fiamme della detonazione si arrampicavano sulla facciata color crema appena rimessa a nuovo e la annerivano.

mercoledì 1 ottobre 2014

Ritornano "Le Anime di Eglon"

Buonasera, mio Carissimo Lettore.
Come immagino avrai già intuito dal titolo del post, sono qui per annunciare il ritorno del romanzo a puntate "Le Anime di Eglon".
La Prima Stagione, completamente revisionata e risistemata, sarà pubblicata a partire da lunedì 6 ottobre, un Episodio ogni lunedì, per le prossime 32 settimane circa, fino alla conclusione.
L'anno prossimo quindi, una volta completata la ripubblicazione della Prima Stagione, uscirà finalmente l'inedita Seconda Stagione del romanzo a puntate, già attualmente in fase di stesura.
Sono felice di poterti proporre questa nuova versione de "Le Anime di Eglon", limata sotto molti punti di vista e riadattata, estrapolata dal contesto nel quale si trovava originariamente inquadrata, in modo tale da renderla più attuale.
Spero che il lavoro svolto sulla serie incontri le tue aspettative, mio Caro Lettore, e che cerchi, per quanto possibile, anche di superarle.
Ti do dunque appuntamento a lunedì 6 ottobre con:
"Le Anime di Eglon - Prima Stagione - Episodio 1 - L'Attacco"!
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