giovedì 30 aprile 2015

Lacrime di Cenere - Volume 2: A Un Passo dalla Vita

Ci siamo, mio Carissimo Lettore: è giunto il momento di annunciare la data ufficiale di pubblicazione del Volume 2 della serie Lacrime di Cenere, che si intitolerà, come preannunciato, A Un Passo dalla Vita.
Ne approfitto, inoltre, per presentarti la copertina ufficiale di questo nuovo capitolo della saga.
Lacrime di Cenere - Volume 2: A Un Passo dalla Vita sarà ufficialmente disponibile per l'acquisto su Amazon (Kindle Store) a partire da venerdì 22 maggio, a soli 0,99 euro come il Volume precedente.
La novità, con il Volume 2, sarà data dal fatto che non verrà accompagnato da un'anteprima dei capitoli qui su Scrivere Sotto la Luna, come invece era capitato con il Volume 1.
Anche se, forse, prima della pubblicazione posterò qui qualche stralcio promozionale, giusto per farti assaporare in anticipo le tonalità della nuova storia.
Non vedo l'ora di presentarti il Volume 2 nella sua versione integrale. Sto giusto apportando gli ultimi ritocchi. Preparati, perché il mondo di Lacrime di Cenere sta per arricchirsi di un nuovo personaggio molto importante...

lunedì 27 aprile 2015

Le Anime di Eglon - Prima Stagione - Episodio 23

Sabato mattina, finalmente. Quant’è bello il sabato mattina, quando si porta dietro la consapevolezza che un’altra settimana è finita? Impossibile rispondere a questa domanda. Impossibile quantificare la bellezza assoluta del sabato mattina. Specie di quel sabato mattina in particolare, che si prospettava sereno e invitante.
«Erika! Come stai, amore?» la riscosse la voce di Brittany, delineandosi nell’aria come il tocco magico di un angelo sospeso.
Erika si voltò e vide l’amica venire avanti con un ampio sorriso. Si fermò ad aspettare che la raggiungesse e si scambiarono un bacio sulle guance, abbracciandosi.
«Tesoro, sono felice di rivederti. Oggi è proprio una bella giornata, vero?» disse Erika, inalando il profumo della compagna di classe e lasciando che per qualche istante le coccolasse i sensi, abbandonandosi nella sua fragranza inconsistente.
«Sì, sono d’accordo» approvò Brittany, separandosi dall’abbraccio e studiando la migliore amica con i suoi occhi espressivi. Aveva gli occhi azzurri, Brittany. Di quella particolare tonalità di azzurro che il cielo assume soltanto quando è completamente sgombro. I capelli, biondo chiaro, le ricadevano sciolti sulle spalle e la pelle perfetta, liscia come la superficie di un foglio di carta appena pressato, si distendeva in un sorriso assolutamente disarmante.
Brittany squadrò l’amica, che aveva una lunga chioma bruna e occhi di un marrone incredibilmente profondo, quasi surreale. Anche la pelle di Erika era perfetta, valutò mentre la esaminava da vicino, e il suo corpo era snello e slanciato.
«Niente compiti e niente interrogazioni stamattina, giusto?» domandò ancora Erika, affiancandosi all’amica e avviandosi con lei in direzione del liceo, che si trovava lungo Main Street a circa due isolati di distanza dal municipio di Eglon.
«No, teoricamente no» confermò Brittany, sempre raggiante. Si volse a guardare in viso l’amica e i loro occhi si scambiarono sussurri di una complicità inestimabile, che nessun altro al di fuori di loro sarebbe riuscito a cogliere. Si misero entrambe a ridacchiare e si tennero giocosamente per mano, andando avanti per il marciapiede con estrema calma.
«Stasera che si fa?» riprese Brittany, mentre facevano il loro ingresso nel corridoio centrale del liceo, lasciandosi circondare da una fiumana di studenti in movimento.
«Devo fare da autista a mia sorella. Vuole andare alla festa di Tila Berkovich, e io la devo per forza accompagnare fino a là. Poi però sono libera» illustrò Erika.
«Beh, direi che uscire è escluso: sono troppo stanca, per questa settimana è meglio fare una cosa tranquilla… Vieni da me dopo aver mollato giù tua sorella e ci spariamo un film?» propose Brittany, lanciando una strizzatina d’occhio all’amica.
«Se è un horror ci sto!» accettò felice Erika, rispondendo con un sorriso d’intesa.
«Oro! Direi che siamo d’accordo, allora. Ti aspetto per le nove, nove e mezza al massimo. Ci buttiamo a letto in camera mia e ci guardiamo l’horror» concluse Brittany, scuotendo la cascata di capelli biondi e puntando i suoi occhi – scorci di cielo sgombro – in quelli marroni della compagna di classe. «Una serata tranquilla, come piace a noi.»
«Esatto» confermò Erika, ed entrarono assieme in classe.
Ancora non lo potevano sapere, naturalmente, ma non sarebbe stata affatto una serata tranquilla. Anzi.

lunedì 20 aprile 2015

Le Anime di Eglon - Prima Stagione - Episodio 22

«Se la situazione non fosse così drammatica, naturalmente eviteremmo più che volentieri di prendere simili provvedimenti. Ma a questo punto pare che non rimanga altra scelta. Mi capisce, non è vero?» lo interrogò la voce al telefono, a mo’ di domanda retorica.
«Certo, certo. Capisco» borbottò il comandante Smith, impotente. Stringeva la cornetta nella mano con troppa forza, tanto che le nocche gli si erano completamente sbiancate. Stava perdendo sensibilità, le dita gli facevano male. Se avesse premuto un po’ di più, pensò per qualche secondo di silenzio, forse avrebbe potuto addirittura distruggere quel giocattolo di plastica attraverso il quale le voci dei suoi superiori lo tenevano aggiornato sulle ultime decisioni.
Gli era stata tolta la libertà di manovra che inizialmente gli avevano accordato. Dopo l’incidente di quel bombardamento notturno, che non era stato lui ad autorizzare e che tuttora rimaneva avvolto dal mistero, i suoi superiori volevano essere informati a ogni ora. Il comandante Smith restava al suo posto, al vertice gerarchico di quella fetta di Esercito che si era appostata a pochi passi dalle barricate della città di Eglon, ma di fatto non era più lui a prendere le decisioni. Gli ordini arrivavano dall’alto, e lui non poteva fare altro che obbedire, senza controbattere alcunché.
«Il Segretario della Difesa ha incontrato il Presidente a Washington questo pomeriggio, in via del tutto eccezionale, per un colloquio privato. Sembra che l’opinione pubblica internazionale non stia vedendo molto di buon occhio questa situazione. I giornali di mezzo mondo l’hanno soprannominata rivoluzione terroristica, e ancora non si sa a chi attribuire la colpa. Di certo, il fatto che l’Esercito non sia capace di reagire ha insospettito molti Paesi. Ma d’altro canto sanno benissimo che ci sono troppi civili, di mezzo. L’importante, ora come ora, è non compiere passi falsi» spiegò per l’ennesima volta la voce telefonica, arrochita dai chilometri di cavi che era costretta a percorrere per poter giungere all’orecchio del comandante Smith.
«Me ne rendo conto, signore. Per adesso stiamo semplicemente qui. Aspettiamo.»
«E aspetterete ancora per poco, comandante. Stiamo organizzando un piano per infiltrare alcune unità all’interno delle barricate. L’unico punto debole, per adesso, è la completa assenza di informazioni sulle quali basarci. Ci occorrerebbero notizie dall’interno, ma le comunicazioni continuano a essere impedite. Ci stiamo lavorando.»
«Pensate davvero che tagliare le risorse possa servire a qualcosa?» domandò il comandante Smith, ancora lievemente perplesso.
«Senz’altro. Ne abbiamo discusso con il Segretario della Difesa, e il progetto è stato approvato. Entro poche ore sarà tagliato tutto quanto. Senza cibo, acqua, carburante, medicinali, gas ed elettricità, i ribelli non potranno fare altro che arrendersi. Forse resisteranno una settimana, magari anche due. Dopodiché, getteranno a terra le loro armi in cambio di una sorsata d’acqua. Glielo garantisco, comandante.»
«E per quanto riguarda la popolazione civile?»
Dall’altra parte ci fu una breve esitazione. Il silenzio riempì la linea per qualche istante. Poi, la voce telefonica lo neutralizzò: «Dovranno fare dei sacrifici anche loro, per il bene del Paese. Dopotutto, hanno già pagato un terribile prezzo. Un leggero aumento, a questo punto, risulterà quasi del tutto ininfluente.»
«Sta parlando di vite umane, signore» gli fece notare Smith, trattenendosi.
«Lo so. Ma in questo momento è come se anche loro fossero contro di noi.»

venerdì 17 aprile 2015

Lacrime di Cenere: la presentazione sul prossimo numero della Writers Magazine Italia


Notizia dell'ultima ora: l'ebook Lacrime di Cenere è stato selezionato per essere presentato sul prossimo numero della "Writers Magazine Italia", la più importante rivista di riferimento per gli autori italiani!
Il numero 43 della prestigiosa rivista, in uscita fra un mese in formato cartaceo e digitale, conterrà, tra le altre, la copertina di Lacrime di Cenere, accompagnata da una breve sinossi, all'interno di uno spazio dedicato agli "EBOOK DA LEGGERE".
Ringrazio molto la Redazione della "Writers Magazine Italia" e il suo celebre direttore responsabile, Franco Forte, per la meravigliosa opportunità!

lunedì 13 aprile 2015

Le Anime di Eglon - Prima Stagione - Episodio 21

«Avanti, Joey. Sapevamo tutti quanti che doveva andare a finire così, prima o poi. Adesso vieni fuori e getta la spugna, su. Non vogliamo altro sangue. Ce n’è già stato fin troppo.»
Lo sceriffo Gordon Fillback parlava con voce calma e misurata, avanzando adagio nella penombra del seminterrato con la pistola spianata. Uno dei suoi uomini, di sopra, aspettava che l’ambulanza arrivasse a prendere un collega ferito e un narcotrafficante morto. I suoi due vice Krain e Corall, invece, erano lì sotto con lui, in quel corridoio freddo e umido che si snodava apparentemente all’infinito un paio di metri più in basso del pavimento della fabbrica.
Dopo aver lasciato giù le auto di servizio all’ingresso del quartiere di periferia avevano proseguito a piedi fino all’enorme complesso indicato loro dall’informatrice. Avevano varcato il cancello aperto senza problemi e avevano raggiunto l’ampio salone principale passando per il portone spalancato. Dentro, tra i bancali rigonfi di droga e di armi, avevano individuato immediatamente Joey Goode intento a firmare un documento accanto a una finestra impolverata. Con lui c’era un uomo dall’aria sospetta che appena li aveva visti aveva sollevato la pistola già impugnata.
«Fermi, mani in alto!» aveva berciato lo sceriffo, spianando la sua arma. Il primo colpo era indirizzato a lui, ma l’aveva schivato nascondendosi dietro uno dei bancali. Poi era uscito allo scoperto e con uno sparo preciso aveva centrato il narcotrafficante a una spalla, disarmandolo.
Joey Goode aveva aperto il fuoco senza indugio, posando la penna e imbracciando un fucile semiautomatico. Aveva preso in pieno Ted, uno dei poliziotti che aveva accettato di seguire Gordon Fillback in quell’impresa che sarebbe stata narrata su tutti i giornali della contea per la settimana a venire, e Steve Corall rispondendo al fuoco aveva accidentalmente beccato il petto del narcotrafficante, che era stramazzato al suolo.
Joey si era riparato dietro alcuni bancali e lo sceriffo aveva fatto segno ai suoi vice di accerchiarlo, ordinando all’altro poliziotto che era con loro di andare ad assistere Ted e chiamare immediatamente un’ambulanza.
Avevano seguito Joey dopo che aveva imboccato la ripida gradinata che conduceva nei sotterranei della vecchia fabbrica abbandonata e gli erano stati dietro per un bel pezzo, finché non era sparito. Adesso, però, ce l’avevano in pugno: non gli restava più nessuna via di scampo.
«Al contrario, caro sceriffo. Voi dovete gettare la spugna, prima che finisca male» lo contraddisse la voce di Joey Goode, scaturendo da Dio solo immaginava quale direzione.
Gordon Fillback ispezionò con lo sguardo la metà oscura di corridoio che avanzava al di là delle sue sopracciglia aggrottate, cercando di indovinare da quale delle varie aperture laterali provenissero le parole di Joey.
«Sei in brutto guaio, Goode, e non credo che tu te ne renda conto. Traffico illegale di droga e armi, con un quantitativo del valore di un milione e mezzo di dollari, più che sufficiente a metterti dentro per un bel po’. Per colpa tua sono morte decine e decine di persone, in questa città, compresi molti dei miei poliziotti. Diamo la caccia alla tua banda da undici anni. Ma adesso è finita. Sei al capolinea, Joey.»
«Ma è proprio dal capolinea che l’autobus riparte per un altro giro» ribatté beffardamente il criminale, comparendo dal nulla con un grosso fucile imbracciato. Dietro di lui, una dozzina di uomini armati si fecero avanti, sprezzanti e pronti a tutto pur di difendere il vigliacco che li stipendiava.
Mercenari di Goode, pensò Gordon Fillback, e abbassò l’arma impotente, imitato dai suoi vice.
«Adesso detto io le condizioni, sceriffo. E ho giusto in mente un paio di commissioni per te. Ad esempio, potresti cominciare facendo sparire quel carico di droga e armi che c’è di sopra… Che cosa ne dici? Sei disposto a collaborare?»
Il ghigno sul volto di Joey Goode, in quel momento, fu talmente largo e malefico da far rabbrividire i poliziotti che lo tenevano sotto tiro.
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