giovedì 31 ottobre 2013

Solo andata, no ritorno - 16

Nel silenzio del loro scompartimento, Roberto e Francesca si erano sistemati come meglio avevano potuto. I sedili non erano perfettamente allineati, sicché dormire sdraiati su tre di essi avrebbe fatto venire un mal di schiena intollerabile nell’arco di un paio d’ore. L’unica soluzione era addormentarsi seduti, con la testa appoggiata a qualcosa di morbido. Non era comodo, certo, ma almeno sarebbero riusciti a riposare un po’.
Roberto prese uno dei due sedili accanto al finestrino e Francesca, dopo un attimo di indecisione, andò a sedersi di fianco a lui e fece ricadere la testa sulla sua spalla. Lui la abbracciò.
«Andrà tutto bene, sai amore?» le disse, con il tono più dolce possibile. Era stanco e i suoi occhi non volevano saperne di stare aperti. Ma dovevano parlare. Doveva rassicurarla, accertarsi che stesse bene. Già quello di cui avrebbero dovuto discutere a Firenze era di per sé una sfida alquanto impegnativa, ma adesso che la situazione si era aggravata…
«Lo so» rispose lei, e non sembrava essere turbata. Gli strofinò la guancia sulla spalla con tenerezza, come per coccolarlo. Lui le posò un bacio sulla testa, premendo le labbra sui suoi capelli.
«Qualunque cosa sia accaduta, vedrai che ne usciremo. In un modo o nell’altro. Anche soltanto io e te, se sarà necessario: te lo prometto.»
Era buio, ma riusciva comunque a distinguere la sagoma scura della sua ragazza che si muoveva nelle tenebre. Adesso si stava sistemando addosso a lui, si metteva più comoda.
«Prima o poi dovremo parlare anche di quella cosa» gli fece notare lei. Ma la verità era che ancora non si sentiva del tutto pronto a tirare fuori l’argomento. Era stata una giornata dura, e non era certo di essere in grado di ragionare in maniera perfettamente lucida.

martedì 29 ottobre 2013

Nuovo Blog

Buonasera, mio Carissimo Lettore. Ti scrivo questo post per annunciarti che in questi giorni ho aperto un nuovo blog, "Medicina Trasparente", che gestirò in parallelo a "Scrivere Sotto la Luna" e nel quale pubblicherò articoli di carattere medico-scientifico per combattere la disinformazione che, in questo settore, sta lentamente ma inesorabilmente infettando il web, generando il più grande potenziale epidemico dall'era pre-antibiotica ai giorni nostri. Il mio intento è quello di informare, contro le menzogne pseudoscientifiche che circolano nelle case degli italiani e le leggende metropolitane che fanno proselitismo in mezzo ad una scarsa conoscenza della materia, diffondendo idee e ideali dannosi per la nostra salute e quella di chi ci sta intorno. Ti invito pertanto a dare un'occhiata al nuovo blog, che puoi trovare semplicemente seguendo questo link: http://medicinatrasparente.altervista.org/. Buona lettura!

lunedì 28 ottobre 2013

Calendario Pubblicazioni

Buongiorno, mio Caro Lettore. Mi sono accorto che è da un po' che non ci facciamo una bella chiacchierata, io e te. Ti chiedo scusa, ma purtroppo gli impegni di tutti i giorni mi hanno tenuto lontano dalla tastiera del mio computer negli ultimi tempi, per cui sono riuscito soltanto a pubblicare i nuovi capitoli di "Solo andata, no ritorno" e nient'altro.
Oggi, dunque, butto giù queste poche righe per creare un quadro della situazione più solido e preciso. E, perché no, anche per fissare una specie di calendario per le prossime pubblicazioni, visto che in assenza di esso sono stato un po' incostante nelle ultime settimane.
Innanzitutto, mi preme avvisarti che l'attività del blog "Scrivere Sotto la Luna" non si arresterà, anzi, nei prossimi tempi cercherò di incrementare le pubblicazioni e le novità, almeno per quanto mi consentiranno gli impegni di studio.
Il romanzo a puntate online "Solo andata, no ritorno" è già arrivato al Capitolo 15 e continuerà ad uscire regolarmente per i prossimi mesi, un capitolo ogni giovedì. La serie di racconti "Orrori Brevi", invece, seguirà, a partire da questa settimana, un calendario un po' diverso: pubblicherò una nuova storia ogni primo venerdì del mese, quindi la prossima uscirà proprio questo venerdì 1 Novembre.
Per quanto riguarda la Seconda Stagione del romanzo a puntate "Le Anime di Eglon", purtroppo la stesura si è arrestata nei primi Episodi e fatica ad andare avanti. Pubblicherò l'Episodio 1 a breve, in anteprima, giusto per ingannare l'attesa, ma per quanto concerne l'uscita regolare delle puntate successive dovrai portare ancora un po' di pazienza. Quando sarò riuscito ad organizzarmi come si deve sono certo che riuscirò a riportare nel blog anche la saga de "Le Anime di Eglon", come è giusto che sia.
Avrai notato i cambiamenti degli ultimi mesi a livello di grafica e navigabilità. Spero siano di tuo gradimento. Presto cercherò di pubblicare anche qualche nuovo racconto, per coprire gli spazi lasciati vacanti dalle altre serie in uscita.
Resta nei paraggi, mio Caro Lettore: "Scrivere Sotto la Luna" non ti abbandonerà, continuerà ad accompagnarti nei sogni e negli incubi e a raccontarti storie sempre nuove, sempre diverse, in questo piccolo pezzetto di mondo in cui la fantasia regna ancora sovrana.

giovedì 24 ottobre 2013

Solo andata, no ritorno - 15

«Terroristi!» esclamò un tizio poco in fondo, alzandosi impetuosamente in piedi. «Ci sono i terroristi! Ecco perché nessuno ci viene a prendere: l’Italia è stata invasa!»
Roberto si guardò rapidamente attorno. I visi che vedeva erano tutti sconvolti, spaventati. Francesca gli si stringeva contro e non parlava, teneva gli occhi fissi sul finestrino e osservava la pioggia che continuava nonostante tutto a scrosciare contro il vetro.
C’erano delle donne che piangevano. Un prete che si nascondeva la faccia nel palmo di una mano, mentre con le dita dell’altra snocciolava i grani di un grosso Rosario di legno.
C’erano una dozzina di bambini, più o meno. Dai due ai dieci anni, avrebbe detto, ma non sarebbe stato pronto a scommetterci un granché perché sapeva di non essere bravo a indovinare l’età delle persone.
Se quello che tutti loro avevano visto poco prima era davvero opera dei terroristi, allora significava che questi ultimi avevano fatto decisamente bene il proprio lavoro: c’era soltanto terrore negli occhi dei passeggeri del treno. Terrore puro, che non lasciava spazio a nient’altro. Lui stesso si sentiva preda del terrore, in quel preciso istante, ma cercava di tenerlo a bada perché sapeva che farsi sopraffare dalle emozioni non sarebbe stato d’aiuto a nessuno.

giovedì 17 ottobre 2013

Solo andata, no ritorno - 14

La sera stava calando. La luce lattiginosa che penetrava attraverso il mantello di nuvole plumbee disteso sul cielo non faceva che diminuire d’intensità, ogni minuto un po’ di più. Le tenebre sarebbero arrivate in fretta, probabilmente senza che la pioggia desse il minimo cenno di volersi placare. L’idea del buio faceva paura, così come quella del freddo. Per adesso, comunque, stavano ancora tutti bene.
Il controllore di Trenitalia aveva fatto il giro di tutti i vagoni e chiesto a ognuno di mettere in comune un po’ di cibo, se ne avessero avuto con sé da qualche parte. Era poi tornato davanti alla porta chiusa della cabina di guida con un sacchetto pieno di cracker, biscotti, bottigliette d’acqua sigillate e merendine varie. C’erano anche un paio di mele, assieme al bottino, e una banana. Posò tutto quanto a terra e indirizzò un mezzo sorriso a Roberto, mormorando: «Speriamo di non trovarci costretti a distribuire questa roba.»
«Siamo bloccati qui già da otto ore. Se avessero dovuto mandarci qualcuno, l’avrebbero già fatto» gli fece notare Francesca, con una certa nota di tristezza nel colore limpido della voce. «Ho paura che il signor Nicola abbia ragione. Che davvero sia successo qualcosa di brutto.»
«Nicola è partito tre ore fa. Mi sembra strano che ci stia mettendo così tanto…» farfugliò Roberto, osservando distrattamente il pigro ticchettio delle lancette sull’orologio da polso.
«Potrebbe essere un buon segno. Magari ha trovato qualcuno e si è fermato a fare un giro di telefonate» congetturò il controllore, davvero poco convinto.

giovedì 10 ottobre 2013

Solo andata, no ritorno - 13

«La biglietteria non sembra essere stata abbandonata in fretta e furia, come se un pazzo furioso fosse comparso dal nulla con una pistola in mano e l’addetto se la fosse data a gambe. Capite? È tutto in ordine, là dentro. E c’è un block notes sulla scrivania, accanto al telefono, con un numero scarabocchiato a metà e una penna sopra. Sembra quasi che qualcuno stesse scrivendo quel numero, e che la sua mano sia scomparsa nel nulla mentre ancora segnava le ultime cifre. C’è uno zero incompleto. Un mezzo ovale interrotto. E poi c’è quel discorso della cabina telefo…»
Il signor Nicola si interruppe e la parola gli morì in gola, come soffocata da un paio di corde vocali strette attorno alle ultime sillabe. Strabuzzò gli occhi e poi li serrò con decisione, passandosi una mano sulla fronte umida di sudore e scuotendo il capo. «Non ve l’ho detto, vero? Lo sapevo che non vi ho detto qualcosa, lo sapevo. Mi dimentico sempre le cose più importanti. Sarà l’Alzheimer… Perché è ereditario, non è vero? Ce l’aveva mio padre, e adesso comincio ad avercelo anch’io.»
«Sta’ tranquillo, Nicola» lo rassicurò il controllore, battendogli una pacca amichevole sulla spalla. «Non ti preoccupare. Parla pure, raccontaci quello che ti sei dimenticato di dire.»
Nicola parve farsi coraggio e prese un bel respiro, quello di un nuotatore fra una bracciata e l’altra.
«La cabina telefonica. Quando sono entrato da solo nella stazione, la prima volta. Solo che non ci ho dato peso, capite? Non mi sembrava una cosa importante. Credo fosse la terza… no, la quarta a partire dalla porta. Il ricevitore non era al suo posto. Penzolava nel vuoto, sul suo cavo metallizzato. Oscillava ancora, come se fosse caduto di mano un minuto prima a un tizio che ci stava parlando.»

venerdì 4 ottobre 2013

Pista di Atterraggio

C’erano davvero poche persone, in paese, che fossero in grado di ricordare l’origine di quel piccolo agglomerato di case sgangherate. Una di queste era Antonio, proprietario, gestore, amministratore e unico cameriere di una tavola calda dal caratteristico nomignolo di “Luna Storta”, che attirava una clientela la cui età media sfiorava quella del leggendario Matusalemme. Ad Antonio l’aveva raccontata suo nonno quand’era bambino, e anche se ogni tanto gli capitava di dimenticarsi le cose – Alzheimer, aveva diagnosticato con aria severa il dottore, ma Antonio non aveva mai capito fino in fondo che cosa diamine volesse dire quella parola tedesca; mica era crucco, d’altro canto – questa non se l’era mai lasciata sfuggire di mente. La conservava in un angolo apposito nella sua scatola cranica, sopra una mensola che di tanto in tanto, fatto carburare il secondo bicchierino di rosso intorno alle dieci del mattino, si prendeva la briga di spolverare con paziente cura.
Il paese era più che altro un modesto condensato di vecchie fattorie in aperta campagna successivamente riconvertite ad abitazioni, come rimasugli di carne e verdura compattati in un minuscolo dado da brodo. Il cuore pulsante del centro abitato era una chiesetta di pietra, accompagnata come una dama all’altare da un alto campanile moderno con il tetto spiovente – un pugno su un occhio, lo giudicavano i più, ma visto da lontano non si poteva certo dire che non facesse il suo effetto – che era stato progettato e messo in piedi dalla ditta del figlio di Gilberto, il quale era invece un semplice contadino con le tasche bucate e la passione per il tabacco da masticare.

giovedì 3 ottobre 2013

Solo andata, no ritorno - 12

«Centododici passeggeri. Anche noi siamo inclusi nel conteggio» annunciò Francesca tirando il fiato. Era stato un lavoro lungo, ma li aveva aiutati a ingannare un po’ il tempo. Mentre facevano il censimento il signor Nicola era andato un paio di volte a controllare se qualcuno fosse tornato nella stazione o nel parcheggio, ed era sempre tornato indietro con un’espressione buia e sconsolata.
«Sei sicuro che il vecchio di cui parli non ci fosse in mezzo a tutti gli altri?» chiese il controllore a Roberto, visibilmente preoccupato.
«Ne sono assolutamente sicuro, sì» confermò il ragazzo, sedendosi sul bordo della piattaforma di discesa con le gambe che ciondolavano sopra i binari.
«È pomeriggio. Ormai il ritardo sarà stato notato in tutte le stazioni in cui ci saremmo dovuti fermare. Manderanno qualcuno, sicuramente» affermò fiducioso Carlo.
«Sempre se c’è ancora qualcuno da mandare…» bisbigliò Nicola, ma nessuno parve sentirlo.
«In ogni caso, dobbiamo cercare di tutelarci» continuò il controllore, recuperando il suo tono autorevole. «Non sappiamo con chi abbiamo a che fare. L’uomo che hanno visto Roberto e Marco potrebbe essere un pericoloso omicida. Se ritornasse qui, armato, come potremmo difenderci?»
«Me lo dicevo, io, che mi sarei dovuto portare dietro la pistola anche in vacanza. Perché diamine non do mai retta al mio istinto?» bofonchiò Carlo.
«L’importante è risolvere una questione alla volta. Teniamo tutti al sicuro nel treno, per ora. Assicuriamoci che tutti gli sportelli siano chiusi dall’interno e che nessuno possa aprirli. Non è da escludere l’eventualità che quell’uomo, se è pericoloso come sospettiamo, abbia un complice in mezzo agli altri passeggeri» illustrò Roberto con calma. Ci aveva pensato per tutto il tempo mentre eseguivano il censimento, sperando intanto che quel volto gioioso gli comparisse davanti all’improvviso. Era spaventato, ma non voleva darlo a vedere. Francesca aveva bisogno di lui, della sua solidità, per non lasciare che la paura avesse la meglio.

Si Riprende

Buonasera, mio Carissimo Lettore!
Come promesso, da questa settimana si riprende con le pubblicazioni di "Scrivere Sotto la Luna", a partire da oggi con il nuovo Capitolo 12 del romanzo a puntate "Solo andata, no ritorno", proseguendo poi domani con un'inedita storia per il ciclo "Orrori Brevi".
Come sempre, buon viaggio Lettore!
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