sabato 31 marzo 2012

Sul campo di battaglia

Vi sono sostanzialmente due prese di posizione nei confronti della guerra da parte di chi la combatte: c’è infatti chi prendendovi parte finisce per odiarla sotto ogni aspetto ad essa legato, condannando severamente ogni forma di conflitto per via delle amare conseguenze che inevitabilmente scatena, e chi invece arriva ad essere addirittura esaltato dalla battaglia, al punto tale da giungere a disprezzare profondamente non soltanto la vita altrui, ma persino la propria.
Coloro che prendendo parte alla guerra finiscono per odiarla rappresentano quella fascia di combattenti, volontari o non, che durante uno scontro analizzano attentamente gli effetti che esso produce negli altri, specialmente negli innocenti che da spettatori vengono spesso tramutati in vittime, e giungono a maturare una stima dei danni valutando il «costo in termini di sofferenza umana e di distruzione sociale» che a detta di Margaret Mead, antropologa statunitense autrice di “Antropologia”, dovrebbe far percepire alla gente «l’inadeguatezza della guerra come istituzione sociale». Questi soldati, nella maggior parte dei casi, si ritrovano ad essere coinvolti in una guerra senza avere avuto il tempo di rendersene conto, e soltanto quando è ormai troppo tardi ne realizzano i contorni brutali e l’apparente insensatezza.

venerdì 30 marzo 2012

Orrori Brevi: Anteprima del Racconto "Resurrezione"

Mi sfilai di tasca il tagliacarte che avevo portato da casa e lo conficcai senza remore nella voragine oscura della serratura, premendo a fondo e lavorando pazientemente sui meccanismi di blocco. Uno scatto sonoro, pochi secondi più tardi, mi annunciò che la serratura aveva ceduto.
Spalancai il cancello cigolante e lo superai, muovendo i primi passi incerti sul sentiero di ghiaino candido che serpeggiava tra le lapidi immobili. Migliaia di occhi di persone morte mi fissavano da fotografie spente, tutte immancabilmente ravvivate da quei lumicini spettrali. Mi vennero i brividi, ma li soffocai con decisione e andai avanti, muovendomi nelle tenebre.

Piccolo Assaggio

Visto che da oggi mancano esattamente due settimane all'avvio del nuovo ciclo di racconti inediti Orrori Brevi, ho deciso di pubblicare per te un piccolo assaggio, Lettore.
Ultimamente mi ritrovo ad essere un po' troppo sommerso dagli impegni. Ma la sera continua ad essere un tempio sacro, inviolabile, in cui mettendomi a scrivere ritorno a comunicare con me stesso.
E ora, senza tirarla per le lunghe, ecco qui il piccolo assaggio appena promesso: un minuscolo frammento estratto dal racconto di apertura di Orrori Brevi: 00. Resurrezione.

giovedì 29 marzo 2012

Stasera...

Stasera evado, Lettore.
Mi infilo per qualche ora in un mondo in cui il mio potere non ha limite.
Un mondo in cui posso controllare vita e morte dell'umanità intera.
Un universo sotto il mio controllo, dove posso decidere qualsiasi cosa.
Dove io sono il Destino.
Stasera scrivo, Lettore.

mercoledì 28 marzo 2012

Orrori Brevi: il Programma

L'avvio del nuovissimo ciclo di racconti inediti si avvicina sempre più Lettore. La data del 13 Aprile, giorno d'esordio del progetto in esclusiva su "Scrivere Sotto la Luna", è ormai prossima. Perciò, adesso parliamo un po' di questa nuova avventura.
Orrori Brevi, come ho già avuto modo di accennare in precedenza, sarà una serie di racconti horror che al di là del macabro affronterà temi di ogni tipo, esistenziali e non, all'interno di scenari evocativi e indelebili. Ogni racconto sarà una storia a sé stante, escluso il primo che uscirà venerdì 13 Aprile e che rappresenterà una sorta di introduzione al ciclo (infatti, sarà definito Racconto 0 e la numerazione dei testi partirà da 1 con il successivo).
I racconti saranno pubblicati regolarmente ogni venerdì sera, e ciascuno di essi non supererà le 800 parole, aggirandosi dunque tra i 4500 e i 4600 caratteri al massimo.
E se non ami l'horror, Lettore, non ti preoccupare: molti racconti presenteranno lievi venature d'orrore, e alle varie tematiche sarà comunque lasciato ampio spazio all'interno di ogni storia.
Ti aspetto dunque venerdì 13 Aprile con il racconto di apertura 00. Resurrezione. Preparati per questo nuovo viaggio emozionante, Lettore, perché quando avrai messo piede nell'universo di Orrori Brevi non avrai più voglia (né coraggio) di rientrare nel mondo reale.

martedì 27 marzo 2012

Anticipazioni sull'Episodio 30

Corriamo, Lettore. Corriamo sempre più veloci, e siamo sempre più forti. Ma i segreti più grandi della città devono ancora venire a galla. La verità è che non sappiamo ancora nulla della Rivoluzione di Eglon, né tantomeno degli uomini che stanno dietro le maschere sparpagliate lungo le strade. Non abbiamo idea di chi li abbia ingaggiati, del loro ruolo e dei loro scopi, delle motivazioni che hanno scatenato la rivolta terroristica.
Insomma, siamo noi a galleggiare su di una pozzanghera di incertezze. O, meglio ancora, a lasciarci scivolare sulle acque tranquille di un lago di misteri. Ma tutto sarà svelato a tempo debito, e per adesso la battaglia continua ad andare avanti. Chissà quando si concluderà la guerra...
Anticipazioni sull'Episodio 30:

lunedì 26 marzo 2012

Le Anime di Eglon - Episodio 29 - Il Commando Alfa

«William…» biascicò il comandante Smith varcando la soglia della tenda. Il suo vice stava sdraiato per terra, con due paramedici che si affaccendavano attorno a lui. Rivolse al comandante un mezzo sorriso amaro e strinse i denti per sopportare il dolore. Gli stavano ricucendo una profonda lacerazione sulla gamba, e Smith pensò che dovesse fare un male d’inferno.
«Sono tutti morti, signore. Tutti tranne il soldato Davis. È riuscito a tornare e a fare rapporto?» pigolò Gray, visibilmente sofferente.
«Sì, Tom è tornato. Mi ha già raccontato tutto. Come sei riuscito a fuggire dalla fattoria dei Gallagher?» volle sapere Smith, terribilmente preoccupato. Quando Tom Davis gli aveva raccontato quello che era successo, aveva creduto che il suo vice fosse morto. Gli dispiaceva di aver perduto William Gray, perché era un uomo leale, uno che sapeva il fatto suo. Senza di lui l’assedio alla città di Eglon sarebbe stato insostenibile. Invece, adesso, eccolo qui. Un po’ ammaccato, ma ancora vivo. A poche ore dal fallimento della missione a causa dell’imboscata dei ribelli, William Gray era riuscito a ritornare tutto intero al campo.
«Quando ho visto che la situazione si metteva male, e che tutti i miei uomini erano morti, mi sono fiondato in mezzo ai campi e ho cominciato a correre come non ho mai corso prima in vita mia. Non sapevo in che direzione stavo andando, ma mi sono limitato a continuare a correre.
«Dietro di me sentivo le raffiche di spari farsi sempre più fievoli. Eppure, allo stesso tempo, ero certo che mi stessero inseguendo. Sapevo che non mi avrebbero lasciato andare così, senza perlomeno tentare di acciuffarmi.
«E poi, sapevo che il soldato Davis si trovava ancora all’interno della camionetta. Attirando la loro attenzione su di me, potevo permettergli di fuggire. Così, prima di sparire in mezzo ai campi, ho scaricato alle mie spalle la pistola d’ordinanza. Credo di averne beccato uno, prima di gettare a terra la pistola e pensare solo a correre. Ma non ne sono del tutto sicuro. Magari, è stata solo un’impressione.
«Ho continuato a correre per almeno due ore, anche se i muscoli delle gambe strillavano pietà, anche se l’aria faticava ad entrarmi nei polmoni. Il rumore degli spari si è esaurito dopo mezz’ora, ma io ho continuato a correre. Perché sapevo che mi stavano inseguendo. Sapevo che mi avrebbero dato la caccia, questo era inevitabile.
«Ho raggiunto una fattoria al calar del sole. Non so a chi appartenesse, ma mi ci sono infilato dentro e ho trovato il soggiorno imbrattato di sangue. Erano passati di lì. E ci stavano ritornando per prendermi. Io non avevo più la mia pistola, e tutte le armi di riserva si trovavano nella camionetta. Ma avrei venduto cara la pelle. Sissignore, non mi sarei fatto prendere tanto facilmente.
«Mi sono nascosto dietro la porta d’ingresso e ho aspettato, con il coltello stretto nella mano. Loro sono arrivati dieci minuti dopo, a bordo di un furgone. Sono scesi in quattro e si sono sparpagliati per scovarmi e catturarmi. Il primo è entrato dalla porta principale: gli ho lasciato il tempo di superare la soglia e poi gli ho infilato il coltello nel collo. Aveva addosso una maschera.
«Avrei potuto aspettarli e farli fuori uno ad uno, ma era troppo rischioso. Ho preso la pistola del ribelle morto e sono partito di corsa, cercando di orientarmi alla bell’e meglio con le stelle. Ma uno di quei bastardi mi ha visto ed è partito all’inseguimento. Ha sparato ma mi ha preso la spalla. Il tempo di voltarmi e mi era addosso, ha sfoderato un coltello e me l’ha piantato nella gamba. L’ho buttato a terra e gli ho sottratto il coltello. Sono stato più veloce e preciso di lui, e gliel’ho conficcato nel petto. Poi l’ho lasciato lì e mi sono costretto a zoppicare fino al campo.»
«Adesso il vicecomandante deve riposare, signore…» lo avvisò uno dei dottori, iniettando del sonnifero nel braccio di Gray, il quale chiuse gli occhi e sprofondò in un sonno inquieto.
«Per quanto tempo dovrà stare a letto?» s’informò il comandante Smith, abbattuto.
«Almeno due settimane, signore. Sembra che sia stato lacerato un muscolo, ma dobbiamo ancora capire l’entità del danno. Forse non si potrà muovere per qualche mese.»
Il comandante Smith annuì gravemente e uscì dalla tenda del suo vice, sospirando.

Ancora Poco

Ancora poco, Lettore. Poco tempo ancora e tutto si risolverà in un nuovo intreccio incalzante.
"Le Anime di Eglon" corre inesorabile verso uno scioccante Finale di Stagione che non lascerà spazio ad alcun respiro. Perché stanno per essere ripristinate le comunicazioni in città, e dal momento in cui ritornerà il segnale tutto il mondo saprà con esattezza quel che sta succedendo.
Manca ancora poco, Lettore. E poi l'intera Eglon, così come la conosci, sarà sconvolta.

sabato 24 marzo 2012

Famiglia fondamento della società

All’alba dei tempi, nei lontani e dimenticati prodromi della nostra civiltà, prima della nascita della società e dell’origine della filosofia, prima ancora che l’uomo si interrogasse sui misteri della vita e sul perché fosse stato posto nel mondo, prima di tutto questo c’era la famiglia. Era diversa da quella che conosciamo, questo è certo, ma aveva senza ombra di dubbio un suo nucleo centrale e ben distinguibile che la rendeva similare a quella che noi oggi, figli dello sviluppo delle scienze e della tecnica, siamo abituati a definire tale.
Come possiamo essere sicuri di quanto appena affermato? Ebbene, la risposta è una sola: siamo qui. Essendo noi vivi, ed essendo noi esseri umani, sembra logico asserire con una certa tranquillità che la famiglia, intesa anticamente come semplice coppia formata da due individui di sesso opposto spesso accompagnata da una prole, deve esserci sempre stata, in un modo o nell’altro. Si tratta naturalmente dell’unica conclusione plausibile per giustificare la nostra esistenza. Ma com’era la famiglia un tempo? Esisteva il concetto di amore, sia nei confronti dell’altro membro della coppia che nei riguardi dei figli e dei genitori? A questi punti interrogativi risulta più arduo dare una risposta, perciò muoviamoci con cautela.
La concezione stessa della famiglia, nel corso dei secoli e dei millenni, si è evoluta di pari passo con le società nelle quali è andata radicandosi, assumendo aspetti e configurazioni differenti in base al luogo e all’epoca nei quali la possiamo inquadrare. Ne consegue quindi che la famiglia come noi la intendiamo oggi – almeno per quanto concerne l’idea che ne abbiamo in Occidente, cioè principalmente in Europa, negli Stati Uniti e nelle nazioni che vi gravitano attorno – è frutto di un incalcolabile numero di anni di crescita, cambiamenti e conformazioni sempre più diverse e particolari. Studiare l’attuale concetto di famiglia, perciò, è un po’ come analizzarne la storia, risalire alle sue origini ripercorrendone a ritroso i rami, scendendone il poderoso tronco dalla corteccia ruvida e resistente e raggiungendone le estremità più estese delle radici.
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