«Sono tutti morti» pigolò il ragazzo
scoppiando in lacrime.
Leonardo non rispose. Aveva difficoltà
a respirare, forse per la fatica che aveva fatto issandosi sul tetto
dell’edificio. Guardò giù e percepì un vago sentore di nausea.
«Tranquillo Gio» intervenne la ragazza
affettuosamente, battendogli dei colpetti delicati sulla schiena. Il ragazzo si
allontanò di corsa e si mise in un angolo a vomitare. Lei rimase a pochi passi
da Leonardo, lo sguardo assente e l’espressione pensosa.
Un elicottero li sorvolò in tutta
fretta, scivolando oltre con le lunghe pale metalliche che graffiavano il cielo
terso.
«Erano zombie» mormorò finalmente la
ragazza, quasi parlando con se stessa.
«Sono
zombie» precisò Leonardo, il cuore che ancora gli martellava dolorosamente
il petto.
«Non riesco a crederci…»
«Nemmeno io» confermò asciutto. Notò
con la coda dell’occhio di avere il maglioncino imbrattato da alcune gocce di
sangue. Sangue di qualcuno dei suoi compagni di corso, schizzato da un morso o
da un graffio di qualche tipo. Ma come poteva essere reale una cosa del genere?
«Sta succedendo davvero?»
Gio, l’altro ragazzo, vomitò di nuovo
qualche metro più in là.
«Non lo so. Eravamo in aula da due
ore, due ore e mezza. E prima di entrare non ho visto nulla di strano in città.
Non posso credere che sia stato tutto così veloce…»
«Non è un film. Non è possibile che
esistano quelle cose. Non possono e
non devono esserci!»
Calò di nuovo il silenzio. La sirena
di un’ambulanza da qualche parte gli fece aprire veramente gli occhi sullo
scenario che si stendeva attorno all’edificio. Era uno spettacolo terrificante.













