giovedì 30 aprile 2015

Lacrime di Cenere - Volume 2: A Un Passo dalla Vita

Ci siamo, mio Carissimo Lettore: è giunto il momento di annunciare la data ufficiale di pubblicazione del Volume 2 della serie Lacrime di Cenere, che si intitolerà, come preannunciato, A Un Passo dalla Vita.
Ne approfitto, inoltre, per presentarti la copertina ufficiale di questo nuovo capitolo della saga.
Lacrime di Cenere - Volume 2: A Un Passo dalla Vita sarà ufficialmente disponibile per l'acquisto su Amazon (Kindle Store) a partire da venerdì 22 maggio, a soli 0,99 euro come il Volume precedente.
La novità, con il Volume 2, sarà data dal fatto che non verrà accompagnato da un'anteprima dei capitoli qui su Scrivere Sotto la Luna, come invece era capitato con il Volume 1.
Anche se, forse, prima della pubblicazione posterò qui qualche stralcio promozionale, giusto per farti assaporare in anticipo le tonalità della nuova storia.
Non vedo l'ora di presentarti il Volume 2 nella sua versione integrale. Sto giusto apportando gli ultimi ritocchi. Preparati, perché il mondo di Lacrime di Cenere sta per arricchirsi di un nuovo personaggio molto importante...

lunedì 27 aprile 2015

Le Anime di Eglon - Prima Stagione - Episodio 23

Sabato mattina, finalmente. Quant’è bello il sabato mattina, quando si porta dietro la consapevolezza che un’altra settimana è finita? Impossibile rispondere a questa domanda. Impossibile quantificare la bellezza assoluta del sabato mattina. Specie di quel sabato mattina in particolare, che si prospettava sereno e invitante.
«Erika! Come stai, amore?» la riscosse la voce di Brittany, delineandosi nell’aria come il tocco magico di un angelo sospeso.
Erika si voltò e vide l’amica venire avanti con un ampio sorriso. Si fermò ad aspettare che la raggiungesse e si scambiarono un bacio sulle guance, abbracciandosi.
«Tesoro, sono felice di rivederti. Oggi è proprio una bella giornata, vero?» disse Erika, inalando il profumo della compagna di classe e lasciando che per qualche istante le coccolasse i sensi, abbandonandosi nella sua fragranza inconsistente.
«Sì, sono d’accordo» approvò Brittany, separandosi dall’abbraccio e studiando la migliore amica con i suoi occhi espressivi. Aveva gli occhi azzurri, Brittany. Di quella particolare tonalità di azzurro che il cielo assume soltanto quando è completamente sgombro. I capelli, biondo chiaro, le ricadevano sciolti sulle spalle e la pelle perfetta, liscia come la superficie di un foglio di carta appena pressato, si distendeva in un sorriso assolutamente disarmante.
Brittany squadrò l’amica, che aveva una lunga chioma bruna e occhi di un marrone incredibilmente profondo, quasi surreale. Anche la pelle di Erika era perfetta, valutò mentre la esaminava da vicino, e il suo corpo era snello e slanciato.
«Niente compiti e niente interrogazioni stamattina, giusto?» domandò ancora Erika, affiancandosi all’amica e avviandosi con lei in direzione del liceo, che si trovava lungo Main Street a circa due isolati di distanza dal municipio di Eglon.
«No, teoricamente no» confermò Brittany, sempre raggiante. Si volse a guardare in viso l’amica e i loro occhi si scambiarono sussurri di una complicità inestimabile, che nessun altro al di fuori di loro sarebbe riuscito a cogliere. Si misero entrambe a ridacchiare e si tennero giocosamente per mano, andando avanti per il marciapiede con estrema calma.
«Stasera che si fa?» riprese Brittany, mentre facevano il loro ingresso nel corridoio centrale del liceo, lasciandosi circondare da una fiumana di studenti in movimento.
«Devo fare da autista a mia sorella. Vuole andare alla festa di Tila Berkovich, e io la devo per forza accompagnare fino a là. Poi però sono libera» illustrò Erika.
«Beh, direi che uscire è escluso: sono troppo stanca, per questa settimana è meglio fare una cosa tranquilla… Vieni da me dopo aver mollato giù tua sorella e ci spariamo un film?» propose Brittany, lanciando una strizzatina d’occhio all’amica.
«Se è un horror ci sto!» accettò felice Erika, rispondendo con un sorriso d’intesa.
«Oro! Direi che siamo d’accordo, allora. Ti aspetto per le nove, nove e mezza al massimo. Ci buttiamo a letto in camera mia e ci guardiamo l’horror» concluse Brittany, scuotendo la cascata di capelli biondi e puntando i suoi occhi – scorci di cielo sgombro – in quelli marroni della compagna di classe. «Una serata tranquilla, come piace a noi.»
«Esatto» confermò Erika, ed entrarono assieme in classe.
Ancora non lo potevano sapere, naturalmente, ma non sarebbe stata affatto una serata tranquilla. Anzi.

lunedì 20 aprile 2015

Le Anime di Eglon - Prima Stagione - Episodio 22

«Se la situazione non fosse così drammatica, naturalmente eviteremmo più che volentieri di prendere simili provvedimenti. Ma a questo punto pare che non rimanga altra scelta. Mi capisce, non è vero?» lo interrogò la voce al telefono, a mo’ di domanda retorica.
«Certo, certo. Capisco» borbottò il comandante Smith, impotente. Stringeva la cornetta nella mano con troppa forza, tanto che le nocche gli si erano completamente sbiancate. Stava perdendo sensibilità, le dita gli facevano male. Se avesse premuto un po’ di più, pensò per qualche secondo di silenzio, forse avrebbe potuto addirittura distruggere quel giocattolo di plastica attraverso il quale le voci dei suoi superiori lo tenevano aggiornato sulle ultime decisioni.
Gli era stata tolta la libertà di manovra che inizialmente gli avevano accordato. Dopo l’incidente di quel bombardamento notturno, che non era stato lui ad autorizzare e che tuttora rimaneva avvolto dal mistero, i suoi superiori volevano essere informati a ogni ora. Il comandante Smith restava al suo posto, al vertice gerarchico di quella fetta di Esercito che si era appostata a pochi passi dalle barricate della città di Eglon, ma di fatto non era più lui a prendere le decisioni. Gli ordini arrivavano dall’alto, e lui non poteva fare altro che obbedire, senza controbattere alcunché.
«Il Segretario della Difesa ha incontrato il Presidente a Washington questo pomeriggio, in via del tutto eccezionale, per un colloquio privato. Sembra che l’opinione pubblica internazionale non stia vedendo molto di buon occhio questa situazione. I giornali di mezzo mondo l’hanno soprannominata rivoluzione terroristica, e ancora non si sa a chi attribuire la colpa. Di certo, il fatto che l’Esercito non sia capace di reagire ha insospettito molti Paesi. Ma d’altro canto sanno benissimo che ci sono troppi civili, di mezzo. L’importante, ora come ora, è non compiere passi falsi» spiegò per l’ennesima volta la voce telefonica, arrochita dai chilometri di cavi che era costretta a percorrere per poter giungere all’orecchio del comandante Smith.
«Me ne rendo conto, signore. Per adesso stiamo semplicemente qui. Aspettiamo.»
«E aspetterete ancora per poco, comandante. Stiamo organizzando un piano per infiltrare alcune unità all’interno delle barricate. L’unico punto debole, per adesso, è la completa assenza di informazioni sulle quali basarci. Ci occorrerebbero notizie dall’interno, ma le comunicazioni continuano a essere impedite. Ci stiamo lavorando.»
«Pensate davvero che tagliare le risorse possa servire a qualcosa?» domandò il comandante Smith, ancora lievemente perplesso.
«Senz’altro. Ne abbiamo discusso con il Segretario della Difesa, e il progetto è stato approvato. Entro poche ore sarà tagliato tutto quanto. Senza cibo, acqua, carburante, medicinali, gas ed elettricità, i ribelli non potranno fare altro che arrendersi. Forse resisteranno una settimana, magari anche due. Dopodiché, getteranno a terra le loro armi in cambio di una sorsata d’acqua. Glielo garantisco, comandante.»
«E per quanto riguarda la popolazione civile?»
Dall’altra parte ci fu una breve esitazione. Il silenzio riempì la linea per qualche istante. Poi, la voce telefonica lo neutralizzò: «Dovranno fare dei sacrifici anche loro, per il bene del Paese. Dopotutto, hanno già pagato un terribile prezzo. Un leggero aumento, a questo punto, risulterà quasi del tutto ininfluente.»
«Sta parlando di vite umane, signore» gli fece notare Smith, trattenendosi.
«Lo so. Ma in questo momento è come se anche loro fossero contro di noi.»

venerdì 17 aprile 2015

Lacrime di Cenere: la presentazione sul prossimo numero della Writers Magazine Italia


Notizia dell'ultima ora: l'ebook Lacrime di Cenere è stato selezionato per essere presentato sul prossimo numero della "Writers Magazine Italia", la più importante rivista di riferimento per gli autori italiani!
Il numero 43 della prestigiosa rivista, in uscita fra un mese in formato cartaceo e digitale, conterrà, tra le altre, la copertina di Lacrime di Cenere, accompagnata da una breve sinossi, all'interno di uno spazio dedicato agli "EBOOK DA LEGGERE".
Ringrazio molto la Redazione della "Writers Magazine Italia" e il suo celebre direttore responsabile, Franco Forte, per la meravigliosa opportunità!

lunedì 13 aprile 2015

Le Anime di Eglon - Prima Stagione - Episodio 21

«Avanti, Joey. Sapevamo tutti quanti che doveva andare a finire così, prima o poi. Adesso vieni fuori e getta la spugna, su. Non vogliamo altro sangue. Ce n’è già stato fin troppo.»
Lo sceriffo Gordon Fillback parlava con voce calma e misurata, avanzando adagio nella penombra del seminterrato con la pistola spianata. Uno dei suoi uomini, di sopra, aspettava che l’ambulanza arrivasse a prendere un collega ferito e un narcotrafficante morto. I suoi due vice Krain e Corall, invece, erano lì sotto con lui, in quel corridoio freddo e umido che si snodava apparentemente all’infinito un paio di metri più in basso del pavimento della fabbrica.
Dopo aver lasciato giù le auto di servizio all’ingresso del quartiere di periferia avevano proseguito a piedi fino all’enorme complesso indicato loro dall’informatrice. Avevano varcato il cancello aperto senza problemi e avevano raggiunto l’ampio salone principale passando per il portone spalancato. Dentro, tra i bancali rigonfi di droga e di armi, avevano individuato immediatamente Joey Goode intento a firmare un documento accanto a una finestra impolverata. Con lui c’era un uomo dall’aria sospetta che appena li aveva visti aveva sollevato la pistola già impugnata.
«Fermi, mani in alto!» aveva berciato lo sceriffo, spianando la sua arma. Il primo colpo era indirizzato a lui, ma l’aveva schivato nascondendosi dietro uno dei bancali. Poi era uscito allo scoperto e con uno sparo preciso aveva centrato il narcotrafficante a una spalla, disarmandolo.
Joey Goode aveva aperto il fuoco senza indugio, posando la penna e imbracciando un fucile semiautomatico. Aveva preso in pieno Ted, uno dei poliziotti che aveva accettato di seguire Gordon Fillback in quell’impresa che sarebbe stata narrata su tutti i giornali della contea per la settimana a venire, e Steve Corall rispondendo al fuoco aveva accidentalmente beccato il petto del narcotrafficante, che era stramazzato al suolo.
Joey si era riparato dietro alcuni bancali e lo sceriffo aveva fatto segno ai suoi vice di accerchiarlo, ordinando all’altro poliziotto che era con loro di andare ad assistere Ted e chiamare immediatamente un’ambulanza.
Avevano seguito Joey dopo che aveva imboccato la ripida gradinata che conduceva nei sotterranei della vecchia fabbrica abbandonata e gli erano stati dietro per un bel pezzo, finché non era sparito. Adesso, però, ce l’avevano in pugno: non gli restava più nessuna via di scampo.
«Al contrario, caro sceriffo. Voi dovete gettare la spugna, prima che finisca male» lo contraddisse la voce di Joey Goode, scaturendo da Dio solo immaginava quale direzione.
Gordon Fillback ispezionò con lo sguardo la metà oscura di corridoio che avanzava al di là delle sue sopracciglia aggrottate, cercando di indovinare da quale delle varie aperture laterali provenissero le parole di Joey.
«Sei in brutto guaio, Goode, e non credo che tu te ne renda conto. Traffico illegale di droga e armi, con un quantitativo del valore di un milione e mezzo di dollari, più che sufficiente a metterti dentro per un bel po’. Per colpa tua sono morte decine e decine di persone, in questa città, compresi molti dei miei poliziotti. Diamo la caccia alla tua banda da undici anni. Ma adesso è finita. Sei al capolinea, Joey.»
«Ma è proprio dal capolinea che l’autobus riparte per un altro giro» ribatté beffardamente il criminale, comparendo dal nulla con un grosso fucile imbracciato. Dietro di lui, una dozzina di uomini armati si fecero avanti, sprezzanti e pronti a tutto pur di difendere il vigliacco che li stipendiava.
Mercenari di Goode, pensò Gordon Fillback, e abbassò l’arma impotente, imitato dai suoi vice.
«Adesso detto io le condizioni, sceriffo. E ho giusto in mente un paio di commissioni per te. Ad esempio, potresti cominciare facendo sparire quel carico di droga e armi che c’è di sopra… Che cosa ne dici? Sei disposto a collaborare?»
Il ghigno sul volto di Joey Goode, in quel momento, fu talmente largo e malefico da far rabbrividire i poliziotti che lo tenevano sotto tiro.

lunedì 30 marzo 2015

Le Anime di Eglon - Prima Stagione - Episodio 20

«Per adesso, l’essenziale è non farci beccare. Abbiamo tempo, e senz’altro le risorse non ci mancano. Ma il progetto va escogitato minuziosamente, altrimenti rischiamo di far saltare l’intera copertura. D’accordo?»
Gli occhi erano puntati su di lui. Tutti gli occhi, e questo significava che lo stavano ascoltando. Era sicuro di aver esposto con sufficiente chiarezza la situazione, ma allo stesso tempo temeva che qualcuno dei presenti non avesse pienamente afferrato la delicatezza dell’operazione in ballo. Ma, d’altro canto, non era un problema suo: i rischi erano stati svelati, e adesso spettava a ciascuno di loro prendere una decisione.
Bisognava agire, e bisognava farlo in fretta se si voleva arginare il problema prima che assumesse le colossali proporzioni di una calamità biblica.
«Io ci sto, sceriffo. Conti pure su di me» approvò Jason Krain con fare deciso e sprezzante.
«Non lo so, a dire il vero scorgo molta foschia su quest’operazione…» borbottò incerto Steve Corall, grattandosi furtivamente la punta del naso.
«Ti capisco, Steve. Gli elementi che abbiamo sono pochi, ma forse stavolta basteranno a incastrare quel bastardo una volta per tutte» sentenziò risoluto lo sceriffo Gordon Fillback.
Passò in rassegna le espressioni assorte dell’esiguo grappolo di poliziotti che sedevano attorno alla scrivania del suo ufficio. Erano confusi e insicuri, ma allo stesso tempo leggeva sui loro volti la convinzione che fosse necessario agire in fretta.
«Ascoltatemi. Non è come quella volta in cui lo abbiamo messo dentro con l’accusa di corruzione e ne è uscito due settimane dopo con la mente occupata dall’idea di vendicarsi dei poliziotti che lo avevano beccato: stavolta è diverso. Ce l’abbiamo praticamente nel sacco, e lo possiamo schiacciare sotto il tacco della scarpa come uno scarafaggio!»
«E chi ci dice che l’informatore sia completamente affidabile, o che non sia stato addirittura depistato?» intervenne uno dei poliziotti, dubbioso.
«L’informatore è troppo vicino al nostro uomo perché possa essere stato raggirato, e allo stesso tempo lo detesta talmente tanto da essere disposto a qualunque cosa pur di vederlo finire dietro le sbarre per un lungo, lunghissimo periodo di tempo» ribatté tranquillamente Gordon Fillback. «Parlo di sua sorella, naturalmente.»
Un mormorio concitato attraversò l’ufficio da una parete all’altra, smuovendo la polvere che si era accasciata sugli angoli più inaccessibili del pavimento. Lo sceriffo Gordon Fillback avvertì chiaramente la tensione elettrica che per qualche istante fluì all’interno dell’ambiente.
«Sua sorella? Questo cambia le carte in tavola, sceriffo. Decisamente» commentò Steve Corall massaggiandosi l’estremità del mento.
«Già. Allora, che ne dite?»
«Dico che ci stiamo tutti quanti. Non è vero?»
Un unico cenno d’assenso sgattaiolò da uno sguardo all’altro, emergendo come un’automobile a fari spenti da un banco di nebbia particolarmente fitto.
«Allora andiamo ad ammanettare quel cane di Joey Goode!» concluse lo sceriffo Fillback alzandosi senza indugio dalla sedia e afferrando vigorosamente la pistola d’ordinanza riposta all’interno del primo cassetto della scrivania.

lunedì 23 marzo 2015

Le Anime di Eglon - Prima Stagione - Episodio 19

Correva nelle tenebre. Anzi, meglio: fuggiva nelle tenebre, e le sue gambe erano pale di un mulino a vento che guizzavano nell’aria sopra l’infinita campagna olandese.
Tutto ciò che rimaneva di lui, adesso, era quel paio di gambe che correvano a perdifiato nel buio. I suoi passi giungevano attutiti, ovattati alle sue orecchie. Il contatto delle suole con l’asfalto era smorzato da qualcosa che non riusciva a individuare. Però… Era qualcosa, e questo è quanto.
La confusione che l’immagine di quel mulino sullo sfondo gli suscitava era a dir poco dolorosa. Dolorosa? Sì, avanti, diciamo pure dolorosa. Anche se… No dai, andava bene. Andava bene così, e Gary Hullman non avrebbe saputo spiegare con un aggettivo migliore le proprie sensazioni.
Le sue gambe continuavano a correre nelle tenebre, a fuggire, e i suoi passi e il suo respiro affannato giungevano da lontano, come se fossero rumori separati e distanti dal suo corpo. Il che era impossibile, giusto? Eppure lo percepiva, e quello che avvertiva dentro di sé era innegabile. Come poteva d’altronde giustificare il contrario di ciò che sentiva, se lo sentiva?
Più confusi di così non si può essere, valutò tra sé e sé senza smettere di correre né rallentare l’andatura. Main Street era ai suoi piedi, si srotolava sotto i suoi
(piedi di pietra)
piedi, e lui non si sarebbe fermato finché le luci del giorno non si fossero svelate ai suoi occhi confusi e cerchiati di oscurità.
«Sono Rapidoman, e sto volando sulla strada a velocità spaventosa sulla mia motocicletta fatta di burro fuso! Prova a prendermi, se ci riesci, Uomo Nero!» strillò con un tono di voce paurosamente acuto, per certi versi quasi femminile.
Scoppiò a ridere e subito smise, perché di nuovo fu ipnotizzato dal movimento ipnotico che le sue gambe producevano mulinando nelle tenebre in una folle fuga
(corsa)
dalle ombre della sua fantasia
(l’Uomo Nero)
che lo inseguivano senza pietà.
La sedia sulla quale si trovava finì pericolosamente in bilico sulle due gambe posteriori, si sbilanciò e cadde all’indietro, producendo un sonoro schiocco sul pavimento di linoleum della cucina accompagnato dalle risate di Gary.
L’acido che si era sparato quella sera era più forte di quelli che usava di solito, ma lui non se ne rendeva nemmeno conto. Tutto ciò che gli importava, in quel momento, erano le sue gambe che come un mulino a vento cercavano di scappare dall’aria ma non ci riuscivano, condannate per l’eternità a farsi afferrare dalla loro nemica e a farsi sbattere di qua e di là come delle puttane.
L’Uomo Nero provava una certa pena per lui, nel profondo del suo animo dilaniato. Ma in superficie, per dirla tutta, lo disprezzava intensamente e lo trovava sfacciatamente patetico.
«Vediamo quanto corri veloce, Rapidoman, con un pallino di piombo nel cervello…» sussurrò l’Uomo Nero appoggiando la canna della pistola sulla fronte imperlata di sudore di Gary Hullman, in mezzo a quegli occhi arrossati e lucidi in cui le pupille erano diventate grosse come fori di proiettile.
Gary esplose in una fragorosa risata, l’ultima della sua miserabile esistenza. «Bye bye baby» canticchiò l’Uomo Nero, e premendo il grilletto si ritrovò la maschera schizzata di sangue fresco.

lunedì 16 marzo 2015

Le Anime di Eglon - Prima Stagione - Episodio 18

Quella notte, particolarmente densa e scura, non era uguale a tutte le altre. Le nuvole che nascondevano la città di Eglon dagli sguardi indiscreti e a tratti maliziosi della luna erano fitte come una vallata di neve al buio. Ci si sarebbe potuto sciare piuttosto piacevolmente, se soltanto il cielo e la terra si fossero capovolti, scambiandosi di posto. Ma le nubi rimanevano sempre lassù, spostandosi pigramente da una parte all’altra come una mandria intenta a brucare, mentre quaggiù restavano immobili gli edifici e i palazzi, le strade e le vie, le auto spente e i lampioni accesi.
Ciò che rendeva diversa quella specifica notte rispetto a tutte le altre era il profondo silenzio che ammantava la città, intimo e intenso come un segreto sussurrato in un orecchio. Nelle zone prossime alle rive del fiume Arkansas, l’unico rumore che infrangeva quella barriera di silenzio era il lento mormorio dell’acqua che scorreva senza fretta, trascinando con sé minuti, foglie secche, vite e ricordi.
Per impedire che qualcuno si potesse arrampicare lungo le sponde del fiume, risalendo con un’imbarcazione il corso d’acqua e penetrando in città, erano state innalzate numerose torrette di controllo e la riva era stata bloccata da un reticolato di filo spinato alto almeno due metri. Ciononostante, lo sciacquio lento del fiume passava lo stesso, camminando adagio sulle strade dei quartieri circostanti e procedendo tranquillo oltre le soglie delle abitazioni più vicine.
Ma uno dei vicoli era dominato da un rumore isolato, che da solo spezzava il ritmo uniforme e impalpabile dello sciabordio del fiume Arkansas.
Era un rapido scalpiccio, un tamburellare di passi che si rincorrevano veloci sull’asfalto freddo. E il respiro corto di due persone, rimaste quasi senza fiato.
Una ragazza di una ventina d’anni sbucò fuori dall’angolo formato da due case vicine, affaticata e con il viso arrossato. Indossava jeans stretti e un maglioncino leggero e correva rapida lungo il marciapiede che costeggiava il vicolo, gettandosi un’occhiata ansiosa alle spalle di quando in quando.
Dietro di lei apparve uno dei rivoluzionari, con una maschera completamente nera sul viso che lasciava trapelare soltanto gli occhi e la bocca attraverso sottili fori bordati da cuciture grigie. Inseguiva la ragazza che cercava di sfuggirgli, guardandole il sedere e la coda di capelli castani che si muovevano a destra e a sinistra seguendo lo stesso ritmo.
Era un vicolo cieco, e quando la ragazza realizzò di non poter proseguire oltre il suo viso si drappeggiò di un’espressione d’orrore. Era in trappola. Rallentò e le salirono le lacrime agli occhi. Il ribelle le fu dietro in meno di un secondo, la afferrò con entrambe le mani e le si premette contro, immobilizzandola.
«No, ti prego!» strillò la giovane tentando di divincolarsi, singhiozzando e piangendo. L’uomo la spinse in malo modo contro una porta a lato della strada e le infilò fulmineamente una mano sotto il maglioncino, prendendole un seno e stringendolo con forza, senza curarsi del male che le fece. Lei ansimò sconsolata, il petto scosso dai singulti e il volto inondato di lacrime.
Il rivoluzionario le premette la maschera sul collo e riuscì a sfiorarle la pelle con la lingua, mentre con la mano rimasta libera armeggiava con il bottone dei jeans della ragazza. Riuscì ad averla vinta e le tirò giù i jeans e le mutandine con un unico strattone, obbligandola a piegarsi in avanti e accarezzandole le natiche lisce e sode, tremanti.
Si abbassò i pantaloni frettolosamente, allargando le gambe alla ragazza con una mano mentre con l’altra continuava a schiacciarle brutalmente un seno, e di colpo la giovane sentì allentarsi la pressione esercitata dalle mani dell’aggressore e percepì il corpo dell’uomo crollare a terra alle sue spalle, finendo disteso sull’asfalto con la testa sfondata su di una pozzanghera di sangue in espansione.
Si voltò e tutto ciò che vide fu una maschera blu con una ragnatela rossa sulla sinistra e una croce avvolta dalle fiamme sulla destra, sovrastata da un elmetto da soldato color verde militare.
Poi mise a fuoco, e si rese conto che quell’uomo impugnava una pistola munita di silenziatore con la quale aveva appena sparato in testa al ribelle che aveva cercato di stuprarla.

venerdì 13 marzo 2015

Lacrime di Cenere: qualche anticipazione

Buongiorno, mio Carissimo Lettore!
Allora, come andiamo? È già passata una settimana dalla pubblicazione ufficiale del Volume 1 di Lacrime di Cenere: l'edizione integrale del romanzo sta andando bene, su Amazon. Per essere una nuova uscita di un autore pressoché sconosciuto, sta raccogliendo i suoi consensi, e devo dire di esserne soddisfatto.
Ma non ho intenzione di rimanere qui con le mani in mano: sto già lavorando al Volume 2, che conto di riuscire a pubblicare nel giro di qualche mese. Il titolo del Volume 2 di Lacrime di Cenere è già stato svelato nel Commento dell'Autore al termine del Volume 1, per chi ha acquistato l'edizione integrale.
A questo punto te lo posso dunque comunicare anche qui. Il titolo ufficiale del Volume 2 di Lacrime di Cenere sarà: A Un Passo dalla Vita.
Presto ti potrò mostrare anche la copertina. Non vedo l'ora di fartelo leggere! Ti ricordo, comunque, che mentre il Volume 1 è stato in parte pubblicato anche qui, su Scrivere Sotto la Luna, in versione ridotta, il Volume 2 sarà disponibile esclusivamente nell'edizione integrale, prossimamente acquistabile su Amazon a 0,99 euro.
Non mi resta che riproporti il link al Volume 1: In Fuga dalla Morte. Ti auguro una buona lettura e, soprattutto, un buon viaggio!
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