Le labbra dell’uomo si lasciano sfuggire
uno sbuffo di fumo che va a mescolarsi rapido con l’aria che respirano,
imbevendola di un odore acre e penetrante.
L’ultima sigaretta di un soldato prima
di scendere al fronte. Quella sigaretta che a ogni buon soldato è giusto
concedere, quando non sa se tornerà vivo per l’ora di cena. L’ultima sigaretta
della quiete che precede la tempesta, fumata con la consapevolezza del fatto
che potrebbe essere l’ultima in assoluto di un’intera esistenza.
Anche il vizio, tutto sommato, si
prende il suo spazio quando la morte incombe. In fondo, si potrebbe quasi dire
che ha il diritto di farlo. Si tratta di un rito puro e semplice, compiuto con
il massimo della freddezza e del distacco per allontanare il più a lungo
possibile il momento dello scontro. Quasi che il fumo che esce dalla sigaretta,
annebbiando la vista, possa nascondere il campo di battaglia ancora pulito. Un
campo di battaglia che, si sa, prima di sera diventerà una distesa di sangue e
resti umani.
È quasi l’alba, e i soldati fumano la
loro ultima sigaretta. Gli unici a non farlo in tutto il campo sono
probabilmente Tom Davis e il comandante Smith. Non si sentono fuori posto per
questo. Niente affatto. Non avvertono il peso della morte sulle proprie spalle,
e non percepiscono il bisogno di dire addio alla vita con quel piccolo gesto
d’umanità palpitante proprio di un corpo ancora caldo.
L’alba si avvicina, e la mattinata si
prospetta nuvolosa. Quasi sicuramente pioverà. Ma sarà una pioggerellina
leggera, sottile, che picchietterà debolmente sui tetti di Eglon e sugli
elmetti dei soldati. I soldati in marcia, quella distesa di uomini che fumano
la loro ultima sigaretta in attesa di imbracciare il fucile e correre a
conquistare la prima linea.
La battaglia sarà sanguinosa.
Finalmente, però, il morale degli uomini sembra essersi risollevato. D’altro
canto, sono tutti soldati: sono lì per combattere, non per passare le giornate
a fumare e giocare a carte in un accampamento poco lontano da casa. L’assedio è
terminato. Le alte sfere hanno dato l’okay: adesso è possibile attaccare. Anzi,
meglio ancora: adesso bisogna attaccare!
È il momento buono, non si può
sprecare un’occasione così propizia. Aprire una breccia nelle barricate di Eglon
e penetrare in città rappresenta la priorità assoluta della giornata. Poi il
conflitto si sposterà nelle strade, lungo i quartieri, dentro i palazzi e le
case. La parte più difficile sarà evitare di coinvolgere i civili, ma lo stesso
Presidente ha ammesso che il costo di vite umane già pagato è fin troppo alto
per sopportare ancora. È necessario agire, ora, anche con il rischio di
sacrificarne pochi per il bene di molti.
Il discorso tenuto dal Segretario
della Difesa pochi minuti prima, via radio, è stato ascoltato con trasporto
dalle truppe. Le parole chiave sono state brevi e concise: proteggere i civili,
eliminare i ribelli, riprendere la città. L’obiettivo è uno e uno soltanto,
dall’inizio alla fine delle operazioni militari: liberare Eglon dalla presenza
dei rivoluzionari, per assicurare pace e sicurezza rinnovate a una popolazione
che ha dovuto subire fin troppe atrocità.
«Soldati» parla finalmente il
comandante Smith, vedendo che quasi tutte le sigarette sono ormai state esaurite.
Gli uomini si radunano rapidamente attorno al loro superiore e si pongono in
ascolto, muti e tesi. «Soldati. È tempo di combattere. Ci è stato ordinato
direttamente dal Presidente degli Stati Uniti di riprenderci questa città
americana in suolo americano, una città in cui vivono i nostri fratelli e le
nostre sorelle, nostri connazionali che hanno piena fiducia in noi. Oggi
dobbiamo essere baluardo della loro salvezza, realizzazione della loro
speranza, vessillo della loro libertà! Siete soldati dell’Esercito degli Stati
Uniti d’America: non dimenticatelo mai, soprattutto quando vi troverete a dover
lottare lungo quelle strade per garantire la sopravvivenza vostra o dei vostri
concittadini. Siate uomini d’onore, uomini di coraggio. Siate le stelle e le
strisce sulla bandiera della libertà! E se darete il massimo di voi stessi,
questa notte ci addormenteremo sereni tra le case di Eglon!»














