mercoledì 30 novembre 2011

Pausa di Metà Stagione

Come preannunciato ieri, ecco qui la notizia "ufficiale".
Il Romanzo a Puntate "Le Anime di Eglon" avrà una brevissima Pausa di Metà Stagione dopo la pubblicazione dell'Episodio 16, prevista per il 19 dicembre 2011. Di conseguenza, lunedì 26 dicembre il consueto episodio della settimana sarà sostituito dall'uscita in esclusiva di un "Trailer di Metà Stagione" della durata di un minuto che preparerà alla ripresa regolare delle pubblicazioni con l'Episodio 17 lunedì 2 gennaio 2012.
Ci tengo a precisare, Lettore, che questa Pausa di Metà Stagione non influirà sulla regolarità successiva delle pubblicazioni: l'unica eccezione sarà quella del 26 dicembre, dopodiché gli episodi ricominceranno ad uscire ogni lunedì, come sempre, fino alla conclusione della Prima Stagione che avverrà intorno ai trenta episodi circa.
Nel frattempo preparati a gustarti il "Trailer di Metà Stagione", Lettore, e tieniti pronto per l'Episodio 16, che chiuderà questa prima metà di stagione in grande stile.

martedì 29 novembre 2011

Anticipazioni sull'Episodio 14

Piccola notizia in esclusiva riguardante la pubblicazione del Romanzo a Puntate, che sarà confermata con un apposito post ufficiale il prima possibile: la Prima Stagione subirà una brevissima "interruzione di metà stagione" dopo l'Episodio 16. Di conseguenza, lunedì 26 dicembre non ci sarà alcun episodio de "Le Anime di Eglon", ma uscirà al suo posto un "Trailer di Metà Stagione" che sarà il mio piccolo regalo di Natale per te, Carissimo Lettore. Dal lunedì successivo, quindi, 2 gennaio 2012, la Prima Stagione riprenderà regolarmente con la pubblicazione dell'Episodio 17.
Detto questo, ecco le Anticipazioni sull'Episodio 14:

lunedì 28 novembre 2011

Le Anime di Eglon - Episodio 13 - Pena di Morte


Emily Cooper non si sarebbe mai immaginata che per raggiungere Pine Bluff in treno, partendo da Little Rock con una coincidenza spaventosamente precisa, occorressero così tante ore. Eppure era ferma alla stazione di Eglon da tutto un giorno, aveva fame e sete e anche un po’ di freddo, si sentiva stanca e assonnata e soprattutto terribilmente in ansia perché da circa quattro ore aveva finito le sigarette.
Eh già, perché proprio qui stava il punto: non poteva trattenere il suo nervosismo quando era in astinenza da tabacco. E che accidenti di stazione dei treni era quella lì, che non aveva neppure uno stramaledetto distributore di sigarette? Roba da matti, rifletté Emily squadrando il tipo che piantonava l’uscita con una mitraglietta Uzi a tracolla e una maschera di plastica rossa e gialla sul viso. In che razza di covo di mentecatti era finita?
Stavano lì da quella mattina, da quando il loro treno era stato bloccato poco dopo l’alba da quei tizi armati con il volto coperto che davano a Emily l’impressione di essere un po’ tocchi. I vagoni erano stati smontati e spostati dai binari, e tutti loro erano stati radunati nella sala d’aspetto della stazione assieme ai passeggeri di almeno un altro treno. Dovevano essere esausti anche gli altri, considerò Emily guardandosi rapidamente intorno. Stavano in piedi da ore, eccetto ovviamente quelli che per primi si erano presi le poche seggiole sparpagliate per la sala e quelli che avevano avuto il coraggio di sedersi per terra nonostante tutto lo sporco che si scorgeva sul pavimento. A pranzo erano stati distribuiti pasti preconfezionati di assortimento piuttosto vario, e poi più niente. Qualche bottiglietta d’acqua girava di quando in quando, ma i tipi che piantonavano gli ingressi e li tenevano costantemente sotto controllo non avevano ancora dato segno di volerli lasciare andare.
Certo che Emily, quella mattina quando era partita, sicuramente non si aspettava di rimanere invischiata suo malgrado in una situazione simile. Pareva tutto eccessivamente assurdo, a suo avviso. Troppo inverosimile perché ci potesse credere del tutto. Eppure non le pareva di intravedere alcuna telecamera, nei paraggi, il che significava che molto probabilmente non erano vittime di un qualche scherzo assurdo macchinato dall’ultimo scrittore freelance di copioni per reality show.
Le esplosioni e gli spari che si erano susseguiti fuori dalla stazione per la maggior parte della giornata erano riusciti a mettere in agitazione il più dei presenti, in particolar modo una famigliola che stava presumibilmente andando in vacanza da qualche parte
(in vacanza a Pine Bluff?? Bah, cavoli loro…)
con i tre figli piccoli che dalle sette di quella sera reclamavano a gran voce il proprio pasto abituale strillando e scalciando come dei forsennati.
Adesso fuori sembrava tutto tranquillo. Nessuno lì dentro aveva ancora avuto modo di uscire a vedere che cosa stesse succedendo, ma c’erano molte ipotesi che dopo aver girato di bocca in bocca avevano finito per coincidere…
«Signore e signori!» scandì una voce senza accento prorompendo all’interno del salone della stazione dei treni di Eglon attraverso gli altoparlanti disposti sul soffitto. «Benvenuti ad Eglon! Ci scusiamo per la difficile giornata d’attesa che vi abbiamo fatto trascorrere chiusi qui dentro. Non ci aspettavamo così tanti passeggeri tutti in una sola volta, ma adesso il problema è stato risolto. A ciascuno dei nuclei famigliari qui presenti sarà assegnata una stanza nei principali alberghi cittadini, il tutto naturalmente gratis. Ad una condizione, però…»
La gente, già radunata attorno agli ingressi per sciamare fuori da quell’ambiente che cominciava ad essere sempre più stretto, si scambiò un mormorio confuso.
«Ognuno di voi dovrà lasciare i propri documenti in ingresso. D’ora in avanti siete cittadini di Eglon a tutti gli effetti, signore e signori. E non ve ne andrete da questa città mai più.»

sabato 26 novembre 2011

The Walking Dead - Amore e Morte - Capitolo IV


Faceva veramente freddo, non c’era altro da dire. Billy si stringeva quanto più possibile nel suo pesante cappotto imbottito, eppure tremava e batteva i denti. Ogni suo respiro si condensava in nuvolette bianche di vapore, che a tratti gli annebbiavano la vista e subito dopo la lasciavano nuovamente nitida, scomparendo.
Stava immobile come un cacciatore a pochi passi dalla propria preda dopo un inseguimento denso di impensabili retroscena, con la schiena appoggiata al tronco rugoso di un grosso albero e il fiato corto. Doveva riprendere aria prima di agire, ed essere assolutamente lucido.
Il ticchettio dei suoi denti si spense mentre il fruscio alle sue spalle si intensificava, e il ragazzo non poté evitarsi di pensare a sua madre, a suo padre e al suo fratellino, molto probabilmente ridotti in quello stesso stato, o peggio.
Chiuse gli occhi un istante. Li riaprì bruscamente, assorbendo la compassione e rigurgitandola nei muscoli delle braccia sottoforma di odio. Staccò la schiena dalla corteccia porosa dell’albero, si spostò di lato con un passo, volgendo il viso nella direzione opposta a quella verso cui guardava un attimo prima, e con tutta la sua forza fece roteare il badile che reggeva in mano e l’estremità di metallo cozzò in pieno contro la faccia del morto.
Lo zombie gorgogliò sangue dalla bocca e crollò a terra, gemendo.
Billy gli fu sopra in un attimo: impugnò meglio il manico della pala e la scagliò di taglio verso il basso, conficcandola nella testa sanguinolenta della creatura agonizzante ai suoi piedi.
Anche quell’essere orrendo era stato un ragazzo, tanto tempo fa. Proprio come lui. Ma adesso non era più niente, nemmeno un animale. Era una cosa che camminava e rischiava di far inciampare decine e decine di esistenze, sospingendole nell’abisso del nulla infinito. Era giusto che quell’ostacolo fosse tolto di mezzo.

venerdì 25 novembre 2011

Evoluzione della comunicazione

Comunicare le proprie emozioni, i propri pensieri e i propri stati d’animo non è mai stato semplice e immediato come lo è oggi. Un tempo era necessario ricorrere alle poesie, a prose elaborate e ridondanti, alla musica o alle opere d’arte; persino le lettere apparivano quali complessi testi ragionati e ben strutturati. Ai giorni nostri, invece, tutto è più facile e veloce: gli sms, le e-mail e le chat, corroborati dalle infinite possibilità offerte dai social network, hanno rapidamente soppiantato ogni altra tipologia di comunicazione, partendo dalle missive fino ad arrivare al contatto diretto stesso, sempre più disdegnato a favore di quello virtuale. Ma quali sono i reali vantaggi che questa trasformazione ha portato con sé nella società?
C’è da dire, questo è certo, che i nuovi mezzi hanno permesso di creare una fitta e istantanea rete di comunicazione che copre a livello globale la quasi totalità del mondo, tuttavia le relazioni umane sembrano risentirne sempre di più: una frase ambigua o mal formulata, scritta in un breve messaggio sul cellulare e perciò rimossa dal suo originale contesto fatto di espressioni, toni di voce e sensazioni, può essere non compresa o addirittura male interpretata, con conseguenze disastrose. Inoltre, le persone tendono a poco a poco ad isolarsi, vivendo più un’esistenza digitale che una reale.

giovedì 24 novembre 2011

Progresso in corso

Il progresso nelle scienze e nelle tecniche di questi ultimi anni, dopo essere stato a lungo nutrito dalle fertili menti occidentali, si sta via via spostando sempre di più verso l’Oriente, dove sembra che nei Paesi definiti “in via di sviluppo” l’unico modo per togliersi dalla strada sia studiare e sperare, in qualche maniera, che il proprio talento venga notato. È così che stiamo assistendo ad un radicale mutamento di orizzonte nel campo delle ricerche e delle scoperte, poiché nell’ingegneria, nella meccanica e nell’elettronica pare che le menti più brillanti del nostro pianeta non si trovino più in Europa o negli Stati Uniti, bensì in Cina, India, Giappone e tutti quegli Stati dell’est del mondo che stanno compiendo una prodigiosa avanzata lungo la tortuosa scala dell’industrializzazione.

mercoledì 23 novembre 2011

Note di Stesura

Approfitto del post di oggi per alcune brevi note di stesura riguardanti il progetto del Romanzo a Puntate "Le Anime di Eglon".
Come ben sai, Lettore, la pubblicazione procede regolarmente dal 10 settembre di quest'anno, dunque sono già più di due mesi che va avanti senza rilevanti intoppi.
Sto riflettendo attentamente sullo spazio richiesto dalla trama completa della Prima Stagione, e ho concluso che i ventidue episodi ipotizzati inizialmente sono troppo pochi per coprire l'intero arco della storia. Forse allungherò addirittura a trenta, ma non ho ancora deciso definitivamente la durata della stagione. Stai pur certo, ad ogni modo, che entro metà aprile la Prima Stagione del Romanzo a Puntate sarà conclusa, e che ci sarà senza ombra di dubbio almeno una Seconda Stagione che verrà avviata dopo una pausa di qualche mese.
Per il momento gli episodi già scritti della Prima Stagione arrivano a quindici, e la pubblicazione è giunta al dodicesimo, per cui mi dovrò dare da fare nelle prossime settimane per prendermi un po' avanti (spero di guadagnare qualche altro numero di vantaggio nel corso delle vacanze natalizie, ma manca ancora un mese intero purtroppo). Ci tengo ad aggiungere, comunque, che l'Episodio 16 è da ieri in fase di stesura, perciò conto di riuscire a mantenere la regolarità nelle pubblicazioni delle puntate fino alla fine della stagione.

martedì 22 novembre 2011

Anticipazioni sull'Episodio 13

I Sorveglianti hanno stretto Eglon in una morsa, mentre i Soldati della Rivoluzione si preparano a difendere la città dall'Esercito degli Stati Uniti ormai in attesa di ricevere il permesso di attaccare. Penso sia tempo di muovere ulteriormente le pedine disposte sulla scacchiera. Che cosa ne dici, Lettore? Sei d'accordo con me?
Anticipazioni sull'Episodio 13:

lunedì 21 novembre 2011

Le Anime di Eglon - Episodio 12 - I Sorveglianti

«Dottor Mason!» lo chiamò una voce femminile dal fondo del corridoio. Larry Mason si voltò e attese che l’infermiera lo raggiungesse di corsa, trafelata, con il respiro talmente concitato da impedirle di parlare.
«Mi dica» mormorò massaggiandosi cautamente le tempie, cercando di assumere un tono di voce affabile. Aveva un’emicrania pazzesca, e forse era perché non dormiva da due giorni e aveva passato le ultime quattordici ore in sala operatoria. Aveva dovuto gettare via il camice che aveva usato per operare quella notte, perché si era riempito completamente di sangue e nella fretta dell’ultima operazione si era strappato una manica impigliandosi in Dio solo sapeva che cosa. Il caffè lo aveva aiutato a stare sveglio per le prime dieci o undici ore, ma adesso gli serviva un goccio. Cristo, quanto aveva bisogno di un goccio! Stava prendendo in esame la possibilità di ricorrere alla sua riserva segreta nascosta in uno degli armadietti del suo piano, però…
«Abbiamo un problema…» tartagliò agitata l’infermiera, con un tono esageratamente squillante che non mostrò alcuna misericordia nei riguardi del suo mal di testa.
«Che genere di problema?» s’informò il dottor Mason. Sì, adesso aveva deciso: un goccetto se lo sarebbe concesso. In fin dei conti, era un suo diritto. E un altro problema, in questo momento, significava un’altra stilettata nel cervello da parte dell’emicrania.
«Sono qui. I ribelli» mormorò sottovoce l’infermiera, e ognuna delle sue parole fu una rasoiata in testa per Larry Mason.
«Vuol dire che sono in ospedale?» farfugliò, scosso.
«Sì, e chiedono di parlare con lei, dottore» confermò l’infermiera in un unico sospiro.
Larry inghiottì a vuoto, ascoltandosi rabbrividire. Il solo fatto che i rivoluzionari fossero lì di nuovo, ancora una volta nello stesso edificio in cui si trovava lui, gli metteva addosso un’ansia inimmaginabile. Ma pensare che volevano parlare con lui personalmente…
«Dove sono?»
«Nell’atrio.»
«Mi preceda e dica loro che sto arrivando» ordinò il dottor Mason riacquistando il proprio autocontrollo. Vide l’infermiera sbiancare all’idea di dover tornare di là con quei tipi mascherati, e dentro di sé la capì ma non le evitò comunque tale onere. Aveva bisogno di un goccio, maledizione, anche di due, visto che adesso c’era un nuovo problema parecchio consistente del quale occuparsi. E qualcuno doveva pure tenere a bada quei tizi finché lui non arrivava.
L’infermiera si allontanò compunta e il dottor Larry Mason aspettò che avesse voltato l’angolo e si catapultò letteralmente contro le porte dell’ascensore, salendo e pigiando ripetutamente il pulsante del suo piano.
Un goccio, dannazione, soltanto un goccio…
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