venerdì 30 settembre 2011

Nel Crepuscolo della Vita

Chiuse gli occhi e per un istante immaginò l’immensa folla che lo attendeva al di là del sipario, oltre quel palcoscenico dal quale avrebbe parlato al più grande numero di spettatori che si fosse mai radunato nella storia per sentir parlare uno scrittore. Sospirò lievemente, facendosi coraggio. In fondo non doveva fare altro che soppesare al meglio le parole da adoperare – il suo mestiere dopotutto, il suo pane quotidiano – e il resto sarebbe venuto da sé. Sapeva che per conquistarli doveva scendere dalla loro parte. Una volta fatto questo, le parole avrebbero cominciato a scorrere più libere e veloci, ne era certo.
Trasse un profondo respiro e riaprì gli occhi. Il tendone scarlatto del sipario gli ricadeva di fronte, quasi sulle spalle da quanto gli era vicino. Varcata quella linea di confine si sarebbe ritrovato in terra straniera. Ma, allo stesso tempo, sarebbe anche ritornato a casa. Due sensazioni opposte che si abbracciavano. Facendole proprie avrebbe avuto la sicurezza di poter aprire una breccia nei cuori di quelle persone che lo attendevano di fuori e, immediatamente dopo, di poterli espugnare. Perché era questo il suo intento in fin dei conti, giusto? Catturarli con le parole e indurli a spalancare gli occhi per puntarli su quelle cose che troppo a lungo avevano continuato a sopravvivere nell’ombra.
«È il tuo turno» lo avvisò con voce sovraeccitata un assistente, l’immancabile tabella con il programma della serata sottobraccio e un auricolare all’orecchio collegato con gli addetti alle luci e la regia. Ogni suo movimento sarebbe stato registrato, ogni sua parola impressa su nastro e in futuro ripetuta per chissà quante migliaia di volte. Avere piena consapevolezza di tutto ciò faceva un certo effetto. Ma sapeva che adesso non era il momento di lasciarsi andare all’agitazione. Ora era tempo di permettere alle parole che gli mulinavano nella testa di sgorgare attraverso le sue labbra. Soltanto così nulla di quello che aveva fatto fino ad allora sarebbe parso vano.

giovedì 29 settembre 2011

Raccontare Una Storia

Non è semplice spiegare che cosa significa esattamente raccontare una storia. Innanzitutto, bisogna fare una distinzione: raccontare a voce è decisamente diverso dallo scrivere una storia, e su questo punto non si deve assolutamente fare confusione. Spesso uno scrittore è solito ingarbugliarsi con le parole quando parla, e altrettanto frequentemente un buon oratore rischia di comporre testi assurdamente illogici se gli si mette in mano una penna. Ma una storia è pur sempre una storia, e se vale la pena di essere raccontata allora troverà senz'altro il modo, prima o poi, di uscire allo scoperto e farsi trovare da chi dispone della giusta dose di pazienza necessaria a cercarla.

mercoledì 28 settembre 2011

Perché Scrivere

Che cos'è esattamente l'esperienza della scrittura, per chi se ne occupa? La domanda non è semplice, e me la pongo con uno scopo ben preciso in testa: quello di cercare di capire, per quanto possibile, il valore che effettivamente assume per me l'attività dello scrivere.
Partiamo dalle basi, d'accordo? L'ispirazione. L'ispirazione per uno scrittore è un po' come un sogno ad occhi aperti: non la si può programmare, non la si può pilotare, non si può decidere se accettarla oppure no. Lei semplicemente arriva, prende posto e non si alza più. Ma bisogna fare attenzione, perché alle volte tende a nascondersi o a fuggire senza avvisare. Perciò bisogna tenerla sempre sotto controllo, anche mentre ci si dedica a qualcos'altro. Perché in fondo l'ispirazione è anche come una piccola stella cadente che precipita sul palmo della mano: se si chiudono le dita e la si conserva rimane qualche speranza di poterla sfruttare, altrimenti piano piano smette di luccicare e da un momento all'altro sparisce, dissolvendosi in una polvere leggera e scintillante.
Una volta arrivata l'ispirazione è fatta: limitarsi a trattenerla diviene ben presto impossibile, e bisogna riversarla sulla carta al più presto. Ecco che la scrittura si trasforma in necessità: non posso impedirmi di scrivere, nemmeno quando c'è di mezzo una miriade di altri impegni. Sarebbe semplicemente un atto di autoviolenza, puro e crudele. Limitare l'ispirazione e impedirsi di scrivere è la stessa cosa che smettere volontariamente di respirare. Fa male, e il dolore si espande lentamente fino a diventare insopportabile.
Ecco che cos'è l'esperienza della scrittura, per chi se ne occupa: è impedirsi di soffrire, evitando che l'ispirazione, una volta giunta nell'anima, la laceri irrimediabilmente per fuoriuscire.

La Riflessione di Oggi

Al lavoro su nuovi progetti, non sempre si riesce a trovare il tempo per fare tutto quanto. Ma il mio post quotidiano non può mancare, dico bene? Non dopo oltre un mese di attività ininterrotta in cui ho pubblicato qualcosa ogni giorno (escluse le domeniche, naturalmente). Così, anche oggi ti butto giù una fugace riflessione, mio carissimo e assiduo Lettore. Con la speranza che possa scuotere il tuo animo.

martedì 27 settembre 2011

Anticipazioni sull'Episodio 5

Bentornato Lettore! Come avrai senz'altro notato, da ieri è iniziato un nuovo processo di aggiornamento del blog attraverso l'aggiunta di immagini ai vari post, compresi quelli già pubblicati in passato. Il lavoro richiederà un po' di tempo, ma per adesso i primi quattro episodi del romanzo a puntate e alcuni altri post possiedono già la loro immagine a margine del testo!
Nel frattempo siamo arrivati in vista della pubblicazione dell'Episodio 5 del romanzo a puntate, mio carissimo Lettore! Come vola il tempo! Spero che l'Episodio 4 ti sia piaciuto. Lo so, la trama è ancora leggermente confusa, ma per introdurre bene la storia era necessario creare un pizzico di caos. Adesso, piano piano, tutto quanto comincerà a riordinarsi e a prendere posto, non temere. E presto scoprirai anche che cosa sta realmente accadendo ad Eglon, e quali saranno le reazioni del mondo di fronte al più grande attentato terroristico nella storia dell'umanità...
Per adesso, dovrai accontentarti delle consuete anticipazioni sul prossimo episodio. Ma non ti preoccupare: molti segreti verrano svelati, e molte altre domande si faranno spazio nella tua mente al sopraggiungere di nuove rivelazioni...
Anticipazioni sull'Episodio 5 del romanzo a puntate "Le Anime di Eglon":

lunedì 26 settembre 2011

Le Anime di Eglon - Episodio 4 - Tutte le Armi a Main Street

«David, puoi venire qui un momento?»
«Arrivo, mamma» rispose il ragazzo lasciandosi cadere il taglierino nella spaziosa tasca del grembiule e dirigendosi verso le casse in fondo al supermercato.
«Puoi darmi il cambio un secondo? Devo andare a prendere altro denaro in cassaforte» gli sussurrò sua madre nell’orecchio, e David annuì andandosi a posizionare dietro la cassa e rivolgendo un classico sorriso da bravo commesso (così lo definiva suo padre, il “sorriso da bravo commesso”) alla signora McField, che aveva letteralmente ricoperto il nastro trasportatore di scatolette di cibo per gatti.
«Buongiorno signora McField, come sta oggi?» domandò David mentre sua madre si allontanava di gran carriera, scoccando sorrisi e ammiccamenti a destra e a manca da brava proprietaria.
«Oh, molto bene, grazie David. E tu?» ripropose la signora McField, con quei capelli tutti grigi e impomatati e le rughe inefficacemente sepolte sotto uno spesso strato di fondotinta che le lasciava un alone più chiaro di pelle naturale ai margini dell’ovale del viso.
«Non c’è male. Fa piuttosto caldo, e almeno qui dentro c’è l’aria condizionata» ironizzò David con una strizzatina d’occhio. Ad essere sincero, avrebbe preferito dover sopportare l’afa ma essere libero di uscire come i suoi amici, invece di stare lì a dare una mano a mamma e papà. In fondo, però, non aveva scelta. Se davvero intendeva mettersi da parte un po’ di denaro prima che ricominciasse la scuola, le alternative si riducevano ad una quantità schifosamente esigua di possibilità.
«Grazie, David» lo salutò l’anziana donna sollevando a fatica la propria borsa della spesa e incamminandosi con lo scontrino in mano verso l’uscita del negozio.
«Grazie a lei signora McField, e arrivederci!» rispose cortesemente David, voltandosi verso la cliente successiva in fila alla cassa.
Si immobilizzò, pietrificato. Gabriella lo squadrò con un sorriso e ridacchiò sommessamente, con un contegno che, in mancanza di una vena descrittiva più spiccata, David si sarebbe limitato a definire semplicemente regale. Eppure era così avvenente che nessuna sovrana avrebbe potuto eguagliarla. Il suo viso era perfetto, limpido e luminoso. I suoi capelli dorati erano raccolti in una coda di cavallo. Aveva gli occhi grandi e rotondi, di un blu così intenso che sembrava addirittura irreale, e la pelle liscia con un accenno di abbronzatura. Indossava una canottiera piuttosto sobria, con una scollatura magistrale che lasciava scorgere le spalline rosa del reggiseno, e una minigonna in jeans che nascondeva a malapena la metà delle sue belle cosce statuarie.
«Ciao, David» mormorò Gabriella Higgins radiosa. David deglutì a vuoto. Non si aspettava di trovarsela lì davanti, così di punto in bianco. Aveva in mano una confezione da sei lattine di Pepsi e una tavoletta di cioccolato al latte. Le unghie delle sue mani erano limate e smaltate di fresco, rosa come le bretelle del reggiseno che indossava. David dovette fare uno sforzo per non perdere i sensi.
Gabriella gli piaceva. Era dalle elementari, a dire il vero, che gli piaceva. E non aveva mai avuto il coraggio di dirle nulla. Lei pareva sapere già tutto quanto, ma non gli aveva mai rivolto la parola. E non si era mai trovato a doverla servire alla cassa, impreparato come in questo momento.
«Ho solo queste» gli disse mostrandogli con un cenno della mano la Pepsi e la tavoletta di cioccolato. Gli sorrise di nuovo, ma David la fissava imbambolato.
Fuori, al di là della vetrata, passò un furgone blindato nero, la targa scintillante. David stava per risponderle, quando ci fu un’esplosione. Il botto sordo della detonazione rimbombò all’interno del supermercato, e la gente incominciò ad urlare. Gabriella lasciò lì la sua Pepsi e la tavoletta di cioccolato e si precipitò fuori a vedere.
Veniva dal municipio, all’altro lato della strada. Una delle finestre era avviluppata dalle fiamme e rigurgitava nell’aria una nuvola di fumo scuro e denso come una colata di catrame.

La Storia Continua

Sono molto elettrizzato oggi Lettore, e lo sai perché? Perché è lunedì, e un nuovo episodio del romanzo a puntate "Le Anime di Eglon" sta per uscire online!
Siamo giunti alla quarta puntata della prima stagione, e le cose vanno a gonfie vele. La stesura procede spedita, senza troppe incertezze, e nel frattempo altri progetti maturano tra la mia mente e il mio computer, come ad esempio quello riguardante l'episodio di "The Walking Dead" al quale ho accennato sabato e che avrei intenzione di scrivere per diletto personale come una sorta di "tributo" a questa magnifica serie televisiva che ha conquistato la mia completa attenzione (e anche quella del mio scrittore di riferimento, Stephen King, che l'ha reputata in assoluto la sua serie preferita tra quelle del 2010).
Ma torniamo a noi, Lettore. Sono pronto a pubblicare in anteprima esclusiva l'Episodio 4 del romanzo a puntate "Le Anime di Eglon". Sei altrettanto pronto a leggerlo?
D'accordo, si comincia.
"Le Anime di Eglon - Prima Stagione - Episodio 4: Tutte le Armi a Main Street".

domenica 25 settembre 2011

Le Idee dello Scrittore

Le idee, quelle folgoranti, quelle dannatamente buone, possono coglierti in ogni momento: sotto la doccia, dietro il volante, persino in classe durante una lezione qualsiasi. Ma esiste un momento speciale in cui queste idee acquistano veramente spessore e si materializzano nella mente sottoforma di immagini, ed è la notte. Di notte le ispirazioni assumono le sembianze di entità concrete, prendono vita e si aggirano per la testa come se si trovassero a casa propria. Non importa che ora sia, non importa quanto ci si senta stanchi, non importa il motivo scatenante: vengono da sé, quasi per magia, e dopo aver vagato per ore e ore alla deriva immerse nei pensieri vengono finalmente a galla e occupano il loro posto, quello che è stato loro predestinato fin dall'inizio, e da lì incominciano a scavare, scavare e scavare finché non riesumano ciò che occorre loro per potersi riversare su di una pagina bianca degna della loro presenza.
Così funziona l'attività dello scrittore, o almeno quell'attività iniziale che riguarda il cosiddetto "parto delle idee". Da dove esse vengano non è importante: ciò che più conta è che quando arrivano non bisogna assolutamente lasciarsele sfuggire.

sabato 24 settembre 2011

The Walking Dead: una passeggiata nella paura

Si è conclusa qui in Italia lunedì 6 dicembre 2010 la prima stagione della serie televisiva “The Walking Dead”, i cui sei episodi sono stati trasmessi quasi in contemporanea con gli Stati Uniti (appena un giorno più tardi) a partire dal 1° novembre e hanno tenuto incollati allo schermo milioni di telespettatori in circa centoventi Paesi, segnando un’audience da record sia con il debutto che con il finale.
La serie televisiva, creata dal regista Frank Darabont, è tratta dall’omonima serie a fumetti ideata e scritta da Robert Kirkman e illustrata da Tony Moore e Charlie Adlard, pubblicata dalla “Image Comics” a partire dall’ottobre del 2003. Si tratta della prima vera e propria serie televisiva di qualità cinematografica costruita attorno alle figure degli zombie, ed è ambientata in un mondo post apocalittico in cui una terribile malattia di origini sconosciute ha in poche settimane infettato la quasi totalità della popolazione dell’intero globo. Gli episodi si muovono attorno alle vicende di un gruppo di sopravvissuti che lottano disperatamente per trovare un luogo sicuro dove poter vivere al riparo dai morti viventi che infestano le città alla morbosa ricerca di cibo, il cui minimo accenno di morso può uccidere una persona in atroci agonie, facendola resuscitare poco dopo in un essere dal cervello spento e dal corpo in decomposizione che si muove per le strade a caccia di prede con le quali nutrirsi.
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