«E adesso, signore?» bisbigliò uno
degli ufficiali alle sue spalle. Ma il comandante Smith non lo sentì. I suoi
uomini erano agitati, si spostavano da un piede all’altro in attesa del suo
segnale. Lui, però, non riusciva ad aprire bocca. Non riusciva più a parlare.
Non sapeva che cosa dire, ma tutti quei soldati dipendevano da lui. Dalle
parole che sarebbero uscite attraverso le sue labbra nei prossimi istanti.
Un grosso blocco di cemento e asfalto
lacerato dall’esplosione si staccò dal mezzo metro di ponte rimasto prodigiosamente
appiccicato alla riva orientale del fiume. Il frammento di pietra precipitò al
rallentatore nella mente di Smith, compiendo nell’aria movimenti di pochi
centimetri alla volta. Finché alla fine non scomparve, rigettando nell’aria, come
unico segnale del proprio arrivo, il rumore del tonfo prodotto nel momento in
cui raggiunse il pelo dell’acqua e vi si immerse.
«Fuoco!» aveva appena urlato un
ribelle dall’altra parte del fiume, e la sua voce alterata da un megafono
investì i soldati dell’Esercito degli Stati Uniti come un’ondata di piena.
Ma ancora non erano incominciati gli
spari. Il nuvolone di fumo nero innalzatosi dall’esplosione del ponte era stato
disperso, spazzato via dal vento. Le urla degli uomini precipitati nel fiume assieme
ai resti del viadotto si erano spente in fretta. Adesso rimanevano il vuoto e
il silenzio a fare da cornice a quello scenario spietato, alla fotografia
scattata oltre quel tratto di barricata infranta. I militari americani, con le
armi impugnate e i volti scolpiti nella carne dalle mani del terrore, si stringevano
in un gruppo compatto e agitato, circondati da quella moltitudine di maschere
variopinte che li tenevano sotto tiro. I carri armati, immobili come moderne
statue totemiche di un’era macchiata di sangue, lasciavano presagire con la
loro sola presenza quello che sarebbe successo di lì a poco.
«Signore, che cosa dobbiamo fare?»
insistette l’ufficiale alle spalle del comandante Smith, la voce sempre più
fievole e incrinata.
Il capo dei ribelli aveva già berciato
il suo ordine, quel «Fuoco!» che
aveva spinto i soldati intrappolati sul suolo della città di Eglon a
richiudersi in un drappello più omogeneo. Ma erano poche decine di uomini
isolati e spaventati, messi di fronte a una moltitudine di bestie senza volto e
senza umanità che li avrebbero macellati alla stregua di sanguinolenti pezzi di
carne disossata. Nessuno aveva ancora premuto il grilletto, ma era questione di
qualche istante prima che l’esecuzione spruzzasse di sangue la corrente limpida
del fiume Arkansas.
Esitavano, e Smith non riusciva a
capire perché. I suoi uomini stavano immobili, le mitragliatrici spianate,
pronti a morire per quella pace e quella libertà che speravano di portare alla
città di Eglon, e che invece era stata affondata con le macerie del ponte
distrutto.
Ma, soprattutto, non riusciva a
capacitarsi di quello che era accaduto. Pareva che filasse tutto per il verso
giusto. Il Commando Alfa era penetrato in città e aveva fatto saltare
dall’interno un tratto della barricata. Il ponte era preso, il passaggio si
presentava libero, e non rimaneva che trasferire le truppe da un versante
all’altro e intraprendere le prime fasi di una lenta ma vittoriosa riconquista.
Che
cosa era andato storto, maledizione?
«Signore, attendiamo ordini. Dobbiamo
fare qualcosa… ritirarci, perlomeno»
perseverò l’ufficiale dietro di lui, che ancora non aveva udito alcuna risposta
da parte del superiore.
«Fuoco!»,
aveva urlato quel ribelle con il megafono. E i fucili non cantavano, le pistole
non gridavano, gli uomini non morivano. Che cosa stava capitando?
Un fischio acuto e penetrante,
sibilato da immense labbra screpolate, si impadronì dell’aria e del silenzio
con un abile colpo di mano, incenerendo ogni incertezza e trasformando l’attesa
e l’esitazione nella prospettiva di un bagno di morte.
Il cielo plumbeo, nuvoloso, che
scaricava la sua pioggia debole e irritante sulla città di Eglon, fu solcato da
un’infinità di profonde artigliate scure. E solo quando i mortai lanciarono il
secondo attacco il comandante Smith si riprese e ordinò bruscamente la ritirata.














