venerdì 30 agosto 2013

Il Pozzo

Freddo. Freddo intenso. E una sensazione di panico, come se l’umidità altro non fosse che una conseguenza delle sue paure che si manifestano sotto forma di vapore. E la stanza si presenta scura e stretta, un piccolo cilindro dalle pareti di pietra e il pavimento ricoperto da uno strato di acqua e, più sotto ancora, di melma fangosa dall’odore nauseante e dalla consistenza insolita, come fossero pezzi di carne maciullata e tritata per bene, poi spalmata sul pavimento di marmo e lasciata a riposare nell’acqua per qualche giorno, avvolta dalle tenebre per diventare più saporita, carne umana per cena, mio caro Johnny, ti va bene un piatto di interiora? Sono ancora calde, tenute in ammollo per più di settantadue ore, cotte e salate al punto giusto. Allora, che ne dici, ti fanno gola? E ovviamente il piccolo cannibale interrogato avrebbe detto di sì, senza in realtà sapere di che cosa si trattasse, che cosa fosse la sostanza gelatinosa infilzata dai rebbi della forchetta che stava per essere introdotta silenziosamente nella sua bocca spalancata. E tuttavia l’avrebbe gustata sorridendo, e si sarebbe detto che era proprio buona, che ne voleva ancora, e in men che non si dica si sarebbe ritrovato a far rosolare sul fuoco persone vive, in carne ed ossa, che lo avrebbero supplicato di essere risparmiate, e in ogni caso lui avrebbe risposto “no, perché la carne è buona e nutriente” e avrebbe continuato nel suo lavoro di sadico cuoco delle tenebre, senza interrompere il flusso dei macabri pensieri. Apri la boccuccia, piccolo Johnny, e mangia la pappa.

giovedì 29 agosto 2013

Il 400° Post

Ebbene sì, mio Caro Lettore: quello che ho pubblicato stamattina, ossia il Capitolo 9 del romanzo a puntate "Solo andata, no ritorno", è stato il 400° post del blog "Scrivere Sotto la Luna".
Per festeggiare un numero tanto importante ho deciso di pubblicare, in questo 401° post, le nuove copertine per i progetti più importanti di "Scrivere Sotto la Luna", che pian piano inserirò anche nelle rispettive pagine.
Eccole qui, mio Carissimo Lettore:

Solo andata, no ritorno - 9

Roberto impiegò un paio di minuti ad assimilare la nuova drammatica informazione, ma alla fine si riprese e annuì in silenzio, per indicare al controllore che aveva capito.
«Ehi, venite a vedere!» li chiamò Francesca.
Il ragazzo scattò verso di lei e la raggiunse, seguito dall’uomo. Aveva paura che si fosse fatta male, ma invece non era così. Stava semplicemente guardando giù, oltre il parapetto che delimitava il tetto piano e quadrangolare della stazione. Lì erano un po’ in pendenza, perché sul cemento armato c’erano i fori di una grondaia. Un sistema come un altro per evitare che l’acqua si accumulasse, col rischio di pesare eccessivamente sulla struttura e filtrare attraverso i muri. A giudicare dalle infiltrazioni sul soffitto che avevano visto al pianterreno, non doveva essere molto efficace.
Roberto seguì lo sguardo della sua ragazza e si ritrovò a fissare il modesto parcheggio della stazione, quello che avevano intravisto dalla porta giù da basso, dal quale partiva la stradicciola che portava verso i paesi più vicini.
C’erano delle automobili parcheggiate. Le contò in fretta: erano tredici. Tredici auto ferme, spente, tutte diligentemente inquadrate tra le righe scolorite che segnavano i posteggi. Non registrò alcun movimento. Ma i veicoli c’erano. Erano lì, giusto? Allora, per forza di cose, dovevano esserci anche i conducenti da qualche parte. O, perlomeno, prima o poi sarebbero arrivati a riprendere le macchine.
«Devono averle lasciate qui per prendere il treno. E di solito non si lascia l’auto nel parcheggio della stazione per una settimana: è gente che tornerà in giornata» ipotizzò il controllore, mostrandosi abbastanza sicuro di ciò che sosteneva.

mercoledì 28 agosto 2013

Accordi nel Buio

"Accordi nel Buio" è un racconto che ho scritto quasi di getto, anche se la sua stesura è piuttosto travagliata. La prima pagina risale a un martedì sera nel novembre del 2009, dopodiché la storia è stata accantonata per un po' in qualità di racconto incompleto. L'ho ripresa in mano nel luglio del 2010, decidendo di concludere la prima stesura in un paio di sere. Ancora una volta, il racconto è finito nel dimenticatoio, finché nel marzo del 2011, frugando nel mio cassetto, l'ho riletto ancora una volta e ho deciso di sistemarlo apportando alcune decisive modifiche. Questa, finalmente, è la versione definitiva di "Accordi nel Buio", divisa in 4 parti per renderne più pratica la lettura. Buon viaggio, mio Caro Lettore!

martedì 27 agosto 2013

In Attesa di Nuove Storie

Buongiorno, mio Carissimo Lettore!
Oggi è martedì, e siamo di nuovo qui su "Scrivere Sotto la Luna" in attesa di nuove storie.
Mi dispiace di non essermi fatto sentire ieri, ma sono stato via durante il fine settimana e ho prolungato la vacanza di un giorno, purtroppo senza avere a disposizione una connessione internet.
Spero che il racconto "Accordi nel Buio" ti sia piaciuto, così come "Sospiro", l'"Orrore Breve" dello scorso venerdì. Ho qualche nuovo progetto in cantiere, e altri racconti che mi piacerebbe farti leggere, nei prossimi tempi...
Questo giovedì tocca al Capitolo 9 del romanzo a puntate "Solo andata, no ritorno". La situazione si sta facendo ad ogni pagina più intricata. Che fine ha fatto il macchinista? Perché il treno si è fermato proprio lì, in quella piccola stazione sperduta, e che fine hanno fatto tutte le persone che la occupavano prima dell'arrivo del treno da Padova?
Domani pubblicherò un post in cui saranno raccolti i link alle 4 parti di "Accordi nel Buio", in modo da rendere più comoda la lettura dell'intero racconto anche per il futuro.
Venerdì, infine, un nuovo "Orrore Breve" andrà ad aggiungersi agli altri su "Scrivere Sotto la Luna", un posto dal quale non desidererai uscire mai più.
Ti auguro dunque una buona giornata, Lettore: non mancare di venire a trovarmi anche nei prossimi giorni, quando tutte queste novità ti staranno aspettando!

venerdì 23 agosto 2013

Sospiro

Uscì nelle tenebre, richiudendo la porta di casa alle proprie spalle. Subito fu colpito da una sferzata di aria pungente. Era ancora buio, ma il sole stava iniziando faticosamente a sorgere, comparendo sulla linea dell’orizzonte e indorando languidamente il cielo scuro, spruzzando di un leggero rosso le nuvole che veleggiavano a est, lungo le vie che il vento aveva loro creato. Pigramente, i primi raggi dell’alba stavano tentando di scaldare la città ancora in parte addormentata, scagliandosi abbastanza svogliatamente contro l’oscurità predominante. Le sagome degli edifici si stagliavano indistinte nelle ombre della notte appena trascorsa, che non sembrava essere ancora pronta a cedere il mondo alla luce.
Si incamminò con calma lungo il marciapiede deserto, l’aria sottile e pungente che gli carezzava il volto senza troppa delicatezza e gli scompigliava i capelli con le proprie dita invisibili, profumo di prima mattina. Il caffè gli aveva lasciato un piacevole sapore sulle labbra e un gradevole tepore nello stomaco. Stava bene. Addirittura, quasi gli sembrava strano di sentirsi tanto bene. A quell’ora, di solito, era sempre stanco e debole, gli occhi ancora offuscati dal sonno, la mente assopita, in attesa di doversi risvegliare del tutto all’arrivo a scuola. Solitamente, non aveva proprio voglia di mettersi in piedi e uscire nell’aria gelida e affilata. Quel giorno, però, sembrava diverso, e per lui era impossibile fornire un perché a questo sereno stato d’animo. Semplicemente, si sentiva bene.
Raggiunse la fermata dell’autobus senza troppa fretta, dove già altri ragazzi attendevano in piedi, sagome indefinite nel rosseggiante chiaroscuro dell’alba appena cominciata.

giovedì 22 agosto 2013

Solo andata, no ritorno - 8

«Dove state andando con questo treno, ragazzi?» s’informò il controllore mentre salivano la strettissima scalinata interna nascosta dietro la biglietteria.
«Firenze» rispose prontamente Roberto, notando che Francesca non aveva per niente voglia di parlare.
«A trovare alcuni amici o per farvi un giro da soli?»
«Da soli. Diciamo che l’idea è quella di risolvere alcune questioni in sospeso» spiegò Roberto con una certa cautela, evitando di lasciare che il problema vero e proprio trasparisse attraverso le sue parole o il tono di voce.
«Hm hm» mugugnò il controllore, per far intendere che aveva capito. «Be’, spero che questa sosta imprevista sia breve. Quanto rimarrete a Firenze?»
«Tre giorni.»
«Cerchiamo di non farvi perdere il primo, allora» concluse, e aprì la porticina in cima alle scale, rivelando di nuovo il cielo livido.

mercoledì 21 agosto 2013

Accordi nel Buio - 4

Gli accordi della chitarra elettrica si fecero più rapidi e potenti, come se un paio di mani ben più abili si fossero posate sulle corde per farle vibrare con maggiore foga. Era giunta l’ora, considerò dentro di sé, e si mise tranquillo ad attendere ciò che sarebbe avvenuto di lì a qualche istante. L’unica certezza che aveva riguardo ciò che sarebbe successo era che a lui non sarebbe capitato nulla di brutto, perché la musica lo avrebbe protetto. La musica lo proteggeva sempre.
Un botto sordo scosse la terra, fuggendo via all’istante, e le luci dei lampioni si spensero. Per qualche secondo, tutto rimase perfettamente immobile, l’aria assente, le stelle più distanti, la luna nera, e gli accordi nel buio prodotti dalla chitarra elettrica furono l’unico rumore che percepì. Poi, subito dopo, il caos si riversò nei suoi occhi come in un unico balzo.
Un’enorme crepa scura si diramò rapidamente nell’asfalto come un fulmine giù dalle nuvole di un temporale, e gli edifici attorno cominciarono a sprofondare sotto il livello della strada, risucchiati dalla terra. Un polverone immenso avvolse il quartiere stringendolo nel proprio pugno, e gli allarmi antifurto delle auto parcheggiate a lato dei marciapiedi iniziarono ad intonare un coro di acute voci stridenti. Il cavalcavia che aveva di fronte, retto da grosse travi di acciaio incrociate, si accartocciò come una scatola di cartone vuota pressata tra i grossi palmi callosi del magazziniere di un supermercato, e le macchine che vi stavano passando sopra in quel momento si slanciarono senza un minimo di indugio verso il nulla più assoluto, le luci dei fari che si spegnevano di botto al contatto dei musi con l’asfalto dissestato.

martedì 20 agosto 2013

Piano d'Opera

Siamo quasi giunti al termine del racconto "Accordi nel Buio", mio Carissimo Lettore: domani uscirà l'ultima parte, quindi preparati a scoprire quali sorprese ha in serbo per noi la musica, questa volta...
Il romanzo a puntate "Solo andata, no ritorno" si sta facendo a poco a poco più intrigante. Stiamo entrando nel vivo della storia, finalmente. Ma ancora non hai idea di che cosa sta per succedere. Il Capitolo 8, questo giovedì, comincerà a svelare un po' di più. Ma il meglio deve ancora venire. Presto capirai con maggiore chiarezza qual è la situazione, e allora ti renderai conto anche tu, esattamente come i miei personaggi, che non c'è alcuna via d'uscita.
Ti ricordo che tutti i capitoli di "Solo andata, no ritorno" sono reperibili attraverso il pratico link che si trova in cima ad ogni pagina del blog, all'interno del riquadro "I Progetti Imperdibili del Blog".
Venerdì, infine, pubblicherò un nuovo racconto per il ciclo "Orrori Brevi": la storia di questa settimana si intitola "Sospiro", e sono certo che ti piacerà.
A presto, mio Caro Lettore. Fai attenzione a come ti muovi, tra queste pagine: ci sono sorprese ovunque che aspettano soltanto di essere scovate...
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