lunedì 31 ottobre 2011

Le Anime di Eglon - Episodio 9 - L'Esercito degli Stati Uniti

«Signore, una chiamata dall’ufficio dell’FBI di Little Rock. Dicono che è importante» lo avvisò tramite interfono uno dei suoi sottoposti.
«D’accordo, passamela» approvò l’uomo seduto dietro la scrivania senza tanti giri di parole.
«Signor Kozinski?» domandò una voce dall’altro capo della linea.
«Sì, sono io» confermò tranquil-lamente.
«Ci troviamo su una linea sicura?»
«Io sono sempre su una linea sicura. Che cosa c’è?»
«Ci occorre un’informazione, signor Kozinski» avanzò senza indugio il suo interlocutore.
«Un’informazione, eh? Di che genere?»
«Si tratta di Eglon, signor Kozinski…» spiegò con calma la voce dell’agente dell’FBI.
«Eglon… Che altro vi interessa sapere di Eglon?»
«Tutto quello che non ci ha detto, signor Kozinski. Lei forse ancora non lo sa, ma laggiù è cominciata. Un reparto dell’esercito è in movimento per raggiungere la città, ma stiamo seguendo i loro movimenti attraverso il satellite e hanno costruito sotto il nostro naso una barricata completa nel giro di poche ore…» principiò la voce dall’altra parte, ma Kozinski la fermò.
«Io so tutto. Sapere è il mio lavoro. So che cosa è successo e so che cosa sta per succedere. Ad ogni modo, vi ho già detto tutto.»
«Se ci avesse detto tutto, allora avremmo saputo in tempo dei carri armati!» ribatté freddamente la voce risuonando minacciosa all’interno della cornetta. «Oppure questa è una novità anche per lei, signor Kozinski?» soggiunse in tono beffardo.
«Come vi ho già detto, sapere è il mio lavoro» ribadì molto pazientemente Victor Kozinski. «E adesso non ho altro da dirvi.»
Riattaccò, lasciando l’agente dell’FBI di Little Rock che l’aveva chiamato con il silenzio della comunicazione interrotta.
«Non desidero ricevere altre telefonate dall’FBI, per oggi» comunicò all’interfono, e una voce femminile rispose affermativamente.
Eglon… E così, alla fine l’avevano fatto. Avevano tirato fuori i carri armati, avevano occupato la città e l’avevano barricata. Quegli scaltri figli di puttana si erano organizzati bene, dopotutto. Con un supporto come quello di cui disponevano, chi non avrebbe saputo mettere in piedi un’operazione simile?
Bisognava dire, però, che avevano fegato. I reparti speciali sarebbero stati schierati attorno alla città entro quella sera, e l’ONU non avrebbe rilasciato dichiarazioni importanti più tardi di ventiquattro ore. Il governo americano avrebbe richiesto l’autorizzazione per un intervento parzialmente violento, e tale richiesta sarebbe stata respinta senza mezzi termini. Allora sarebbe scoppiato il pandemonio.
Victor Kozinski sorrise. Sapere di aver dato una mano a mettere in piedi una cosa simile era davvero gratificante. Gestire un traffico di informazioni come quello che possedeva lui era un privilegio davvero niente male, ma alle volte poteva ritorcersi contro chi se ne serviva in maniera implacabile. Così l’FBI, che si era rivolta alla sua agenzia il mese scorso per ottenere informazioni e si era dimostrata una cliente disposta a sborsare somme decisamente considerevoli, aveva appena imparato a proprie spese questa piccola lezione di realtà.

domenica 30 ottobre 2011

La Stanza in cui Piovono Lacrime - Parte VIII

Come aveva previsto l’ufficio 074, le barriere mentali che Matthew Sunstrike si era costruito con tanta cura e difficoltà cedettero, così come le gambe dell’uomo, che si inginocchiò sull’asfalto e si lasciò pervadere da quella sensazione di smarrimento, rimpianto, dolore e terribile tormento che gli maturava nel cuore e si stava allargando fino ad incenerirgli l’anima. Aveva superato il limite di sopportazione umana. Joseph Cunnighel, che aveva cercato di avvertirlo, si dissolse nel buio, diventando parte della notte stessa che lo avvolgeva, e Matthew si ritrovò solo davanti alla casa in fiamme, a scorgere l’ultimo pietoso sguardo di accettazione della sua amata prima che il fuoco la lambisse, e gli occhi seri e impassibili del suo stesso volto pochi metri più in là, gli occhi che avevano provocato la morte di Cristal e che ora rifulgevano dei bagliori dell’immenso rogo.
La stanza ritornò ad essere improvvisamente normale. Dominata dalla polvere, come lo era stata in partenza. Un monotono ufficio qualsiasi, niente di straordinario. La pioggia bussava alle finestre con tenacia e ostinazione, ossessivamente, e fuori un cielo bigio e languido veniva percorso dai rapidi e furiosi latrati del vento.

sabato 29 ottobre 2011

The Walking Dead - Amore e Morte - Capitolo II

  Billy spalancò gli occhi, svegliato di soprassalto da un rumore secco e crepitante che lo strappò dal mondo dei sogni con incredibile rapidità. Si guardò attorno ansimante e riconobbe abbastanza facilmente i contorni sfumati della sua camera da letto, solidi e sicuri malgrado apparissero ancora leggermente sbiaditi.
Tirò un sospiro di sollievo e si rigirò tra le coperte, raggomitolandosi su se stesso per scaldarsi.
Chiuse gli occhi e tentò di lasciarsi scivolare ancora una volta nel sonno interrotto, ma un altro rumore lo colse alla sprovvista, facendogli accelerare il battito cardiaco.
Aprì nuovamente gli occhi e tese le orecchie, sistemandosi sulla schiena e tirando su lievemente la testa per sogguardare la porta chiusa della camera. Dal corridoio trapelava una luce attraverso la serratura. Si sollevò sui gomiti e strinse le palpebre per mettere bene a fuoco, cercando di capire se si trattasse della sua immaginazione.
Il rumore di poco prima si ripeté, così limpido e naturale da risultare inconfondibile. Gli fece accapponare la pelle, ma Billy non si scompose. Restò fermo e zitto ad ascoltare quel verso gutturale che sapeva di masticazione, e si domandò nel frattempo se stesse ancora sognando. C’era qualche possibilità che non si fosse ancora svegliato del tutto?
Temo di no. Ho paura che adesso… che stavolta siano arrivati.

Regalo di Halloween

Mio Fedelissimo Lettore, ho giusto qui il mio speciale "Regalo di Halloween" per te, con un paio di giorni di anticipo per non sconvolgere la regolare pubblicazione del romanzo a puntate "Le Anime di Eglon". Un secondo presente sarà disponibile nel blog "Scrivere Sotto la Luna" a partire da domani: si tratta naturalmente della conclusione del racconto horror inedito "La Stanza in cui Piovono Lacrime", scritto da me e ispirato ad una storia dell'indiscusso Re del Brivido Stephen King.
Sei curioso di sapere qual è il misterioso Regalo di Halloween di oggi, Lettore?
Bene, è giunto il momento di svelarlo: "The Walking Dead: Amore e Morte - Capitolo II". Finalmente l'episodio ispirato alla serie televisiva "The Walking Dead" che sto scrivendo incomincia ad entrare nel vivo dell'azione. In questo Capitolo II, di più ampio respiro rispetto a Prologo e Capitolo I, i morti incominciano a fare la loro comparsa in maniera più massiccia e raccapricciante, aprendo la strada a quella che sarà un'avventura a dir poco emozionante.
Ti auguro di fare un buon viaggio tra queste nuove righe, Lettore, in un mondo post apocalittico sconvolto da un'epidemia che rende l'uomo il peggior nemico dell'uomo in una prospettiva completamente diversa: perché qui è la morte a rincorrere senza sosta la vita per cancellarla.

venerdì 28 ottobre 2011

La Stanza in cui Piovono Lacrime - Parte VII

«Mi ha mandato qui il signor Duhlander, Matthew» rispose Joseph con indifferenza, come se il particolare fosse del tutto trascurabile. Matthew sorrise dentro di sé. Duhlander…questo nome gli faceva ritornare in mente un sacco di cose, a partire dal suo colloquio di diversi anni prima con il ragazzo. Aveva scoperto che Duhlander, attivo durante la Seconda Guerra Mondiale, era stato preposto tra il 1942 e il 1945 ad un laboratorio che faceva esperimenti sull’uomo utilizzando ebrei come fossero carne da macello, testando su di loro ogni genere di sevizie e torture per valutare quali fossero i limiti di sopportazione del corpo umano. Rabbrividì. Il pensiero di quanto dovessero essere stati terribili questi indelebili fatti della storia lo faceva sempre rabbrividire. Respinse con disgusto l’idea di ritornare con la mente alle riflessioni cui era arrivato durante i suoi colloqui di molti anni fa con Joseph Cunnighel. Sottolineò invece il fatto che il ragazzo lo avesse chiamato Matthew, invece che signor Sunstrike come aveva sempre fatto; questo non era proprio un buon segno.
«Il signor Duhlander?» domandò, non sapendo in che altro modo muoversi. Dietro di lui l’allegro crepitio delle fiamme che avevano incenerito la sua casa stava continuando, così come le urla tutt’attorno sembravano non avere la minima intenzione di voler cessare.
«Sì. Mi ha detto che dovevo avvisarti, Matthew. Che dovevo aiutarti, perché avevi estremamente bisogno d’aiuto» sussurrò, quasi sibilando come un serpente. I suoi occhi vitrei sembravano quelli di un cadavere, eppure era forse l’entità più concreta che ci fosse in quella stanza tramutata in notte illuminata dal fuoco. Si chiese perché l’ufficio 074 avesse deciso di mettere in campo Joseph, quale fosse il filo del progetto che stava attuando per riuscire a indurre anche lui a suicidarsi.

Il Weekend si Avvicina

Il weekend di Halloween si avvicina, Lettore, e questo significa che nuove sorprese stanno in agguato nell'ombra, pronte a balzare fuori Sotto la Luna quando meno te lo aspetti...
Quali sorprese? Be', innanzitutto la conclusione del racconto inedito "La Stanza in cui Piovono Lacrime", che uscirà in via del tutto eccezionale questa domenica. E l'Episodio 9 del romanzo a puntate "Le Anime di Eglon", che vedrà alcuni entusiasmanti colpi di scena: "L'Esercito degli Stati Uniti", programmato per lunedì. Ma anche per domani, sabato 29 ottobre 2011, è prevista una piccola sorpresina che ti lascerà un sorriso sulle labbra e ti preparerà ad un Halloween all'insegna dell'orrore...
Per adesso non voglio anticiparti altro, Lettore. Ti lascio al penultimo capitolo del racconto inedito "La Stanza in cui Piovono Lacrime", ossia la Parte VII. E domani...
Domani.

giovedì 27 ottobre 2011

La Stanza in cui Piovono Lacrime - Parte VI

Pian piano, così com’erano iniziati, gli strazianti urli di agonia di Bob cessarono, e il corpo del ragazzo si sciolse lentamente in polvere, mescolandosi allo strato di cenere che rivestiva il pavimento quasi sostituendosi ad esso. Matthew non si mosse. Non era stato particolarmente colpito da quelle visioni. Ne aveva avute di peggiori, in passato. Possibile che quell’ufficio sperasse davvero di poter far leva sul vecchio Bob Cleck per indurlo a suicidarsi?
Ma, chiaramente, quello era stato soltanto un assaggio. La cenere si librò densa nell’aria, in un cielo fattosi improvvisamente bigio e uniforme, e andò a raggrupparsi in fretta disegnando, come con un carboncino mosso da mano esperta, la facciata frontale della casa che un tempo, prima del grande incendio, era stata sua e di Cristal. Rimase senza fiato, ma non si scompose. Aveva ancora la forza per continuare ad andare avanti. Quello non era niente, i ricordi non gli facevano più male. Aveva perduto anni della sua vita per riuscire a convincersi di questo. Non avrebbe mai e poi mai permesso a quella stanza polverosa di mettere a soqquadro la sua esistenza in poche ore. Ma le urla di agonia di Bob, immancabilmente, ripresero a risuonargli nelle orecchie…

mercoledì 26 ottobre 2011

La Stanza in cui Piovono Lacrime - Parte V

«Bob!» esclamò, con una punta di sorpresa nella voce. Possibile che quell’ufficio fosse già giunto a questo punto? Era già riuscito ad esplorare la sua mente con tanta facilità e velocità, senza nemmeno lasciargli il tempo di rendersene conto? Poteva anche darsi, si convinse, ma le sue barriere di resistenza erano molto forti. Sarebbe riuscito a mantenere il controllo e a reggersi in piedi, qualunque cosa potesse comparire all’improvviso entro quelle quattro mura intonacate di sangue denso e vermiglio che colava e gocciolava ininterrottamente sul pavimento non più ricoperto da uno strato di polvere, bensì da diversi centimetri di cenere.
E il suo sguardo, per un momento, fu attirato proprio dalla cenere. Lì a terra, tra i rimasugli di carbone, c’era una cornice dorata, con piacevoli motivi floreali incisi nel metallo e fili d’argento che disegnavano farfalle e piccoli cuoricini. Tutta la cornice era resa opaca dal fuoco, e in alcuni punti sembrava fosse parzialmente bruciata. Il vetro c’era ancora, e la fotografia dietro appariva integra, non divorata dalle fiamme, bella e terribilmente dolorosa come lo era sempre stata in ogni istante in cui l’aveva riguardata mentalmente dopo il tragico incidente. Due volti gli sorridevano, da quella fotografia: uno era quello di un Matthew Sunstrike decisamente più giovane, vestito in smoking, tirato a lucido, i capelli ben pettinati all’indietro e il volto così felice e…spensierato. Già, questo era ciò che l’espressione gli comunicava. Ma accanto al proprio volto ce n’era anche un altro, uno che gli faceva molto più male, un sorriso che lo penetrava, rendendolo indifeso, incorniciato tra una lucente cascata di capelli corvini e un velo bianco che gli conferiva un aspetto quasi etereo, divino, per certi versi. L’abito da sposa era davvero magnifico. Ricordava ancora il giorno in cui l’aveva vista avvicinarsi all’altare…sua moglie…la sua dolce Cristal…

Prosegue il Racconto Inedito

Prosegue il racconto inedito "La Stanza in cui Piovono Lacrime" con l'attesa Parte V! Sei pronto a rimettere piede nell'Ufficio 074, Lettore? Spero di sì, perché stai per scoprire nuove sconcertanti cose sul conto di quella stanza e dell'uomo che vi è entrato, l'enigmatico Matthew Sunstrike...
Ci siamo? Okay allora, vieni con me. Qui, in fondo al corridoio. D'accordo, la porta è questa. Te la senti? Su, coraggio. Ci sono qui io con te. Appoggia la mano sul pomello, gira e... Varca la soglia.
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