Sabato mattina, finalmente. Quant’è bello il sabato mattina, quando si
porta dietro la consapevolezza che un’altra settimana è finita? Impossibile
rispondere a questa domanda. Impossibile quantificare la bellezza assoluta del
sabato mattina. Specie di quel sabato
mattina in particolare, che si prospettava sereno e invitante.
«Erika! Come stai, amore?» la riscosse
la voce di Brittany, delineandosi nell’aria come il tocco magico di un angelo
sospeso.
Erika si voltò e vide l’amica venire
avanti con un ampio sorriso. Si fermò ad aspettare che la raggiungesse e si
scambiarono un bacio sulle guance, abbracciandosi.
«Tesoro, sono felice di rivederti.
Oggi è proprio una bella giornata, vero?» disse Erika, inalando il profumo
della compagna di classe e lasciando che per qualche istante le coccolasse i
sensi, abbandonandosi nella sua fragranza inconsistente.
«Sì, sono d’accordo» approvò Brittany,
separandosi dall’abbraccio e studiando la migliore amica con i suoi occhi
espressivi. Aveva gli occhi azzurri, Brittany. Di quella particolare tonalità
di azzurro che il cielo assume soltanto quando è completamente sgombro. I
capelli, biondo chiaro, le ricadevano sciolti sulle spalle e la pelle perfetta,
liscia come la superficie di un foglio di carta appena pressato, si distendeva
in un sorriso assolutamente disarmante.
Brittany squadrò l’amica, che aveva
una lunga chioma bruna e occhi di un marrone incredibilmente profondo, quasi
surreale. Anche la pelle di Erika era perfetta, valutò mentre la esaminava da
vicino, e il suo corpo era snello e slanciato.
«Niente compiti e niente
interrogazioni stamattina, giusto?» domandò ancora Erika, affiancandosi
all’amica e avviandosi con lei in direzione del liceo, che si trovava lungo
Main Street a circa due isolati di distanza dal municipio di Eglon.
«No, teoricamente no» confermò
Brittany, sempre raggiante. Si volse a guardare in viso l’amica e i loro occhi
si scambiarono sussurri di una complicità inestimabile, che nessun altro al di
fuori di loro sarebbe riuscito a cogliere. Si misero entrambe a ridacchiare e
si tennero giocosamente per mano, andando avanti per il marciapiede con estrema
calma.
«Stasera che si fa?» riprese Brittany,
mentre facevano il loro ingresso nel corridoio centrale del liceo, lasciandosi
circondare da una fiumana di studenti in movimento.
«Devo fare da autista a mia sorella.
Vuole andare alla festa di Tila Berkovich, e io la devo per forza accompagnare
fino a là. Poi però sono libera» illustrò Erika.
«Beh, direi che uscire è escluso: sono
troppo stanca, per questa settimana è meglio fare una cosa tranquilla… Vieni da
me dopo aver mollato giù tua sorella e ci spariamo un film?» propose Brittany,
lanciando una strizzatina d’occhio all’amica.
«Se è un horror ci sto!» accettò
felice Erika, rispondendo con un sorriso d’intesa.
«Oro! Direi che siamo d’accordo,
allora. Ti aspetto per le nove, nove e mezza al massimo. Ci buttiamo a letto in
camera mia e ci guardiamo l’horror» concluse Brittany, scuotendo la cascata di
capelli biondi e puntando i suoi occhi – scorci di cielo sgombro – in quelli
marroni della compagna di classe. «Una serata tranquilla, come piace a noi.»
«Esatto» confermò Erika, ed entrarono
assieme in classe.
Ancora non lo potevano sapere,
naturalmente, ma non sarebbe stata affatto una serata tranquilla. Anzi.