«Se la situazione non fosse così drastica, naturalmente eviteremmo più che volentieri di prendere simili provvedimenti. Ma a questo punto pare che non rimanga altra scelta. Mi capisce, non è vero?» lo interrogò la voce al telefono, a mo’ di domanda retorica.
«Certo, certo. Capisco» borbottò il comandante Smith, impotente. Stringeva la cornetta nella mano con troppa forza, tanto che le nocche gli si erano completamente sbiancate. Stava perdendo sensibilità, le dita gli facevano male. Se avesse premuto un po’ di più, pensò per qualche secondo di silenzio, forse avrebbe potuto addirittura distruggere quel giocattolo di plastica attraverso il quale le voci dei suoi superiori lo tenevano aggiornato sulle ultime decisioni.
Gli era stata tolta la libertà di manovra che inizialmente gli avevano accordato. Dopo l’incidente di quel bombardamento notturno, che non era stato lui ad autorizzare e che tuttora rimaneva avvolto dal mistero, i suoi superiori volevano essere informati ad ogni ora. Il comandante Smith restava al suo posto, al vertice gerarchico di quella fetta di esercito che si era appostata a pochi passi dalle barricate della città di Eglon, ma di fatto non era più lui a prendere le decisioni. Gli ordini arrivavano dall’alto, e lui non poteva fare altro che obbedire, senza controbattere alcunché.
«Il Segretario della Difesa ha incontrato il Presidente a Washington questo pomeriggio, in via del tutto eccezionale, per un colloquio privato. Sembra che l’opinione pubblica internazionale non stia vedendo molto di buon occhio questa situazione. I giornali di mezzo mondo l’hanno soprannominata rivoluzione terroristica, e ancora non si sa a chi attribuire la colpa. Di certo, il fatto che l’esercito non sia capace di reagire ha insospettito molti Paesi. Ma d’altro canto sanno benissimo che ci sono troppi civili, di mezzo. L’importante, ora come ora, è non compiere passi falsi» spiegò per l’ennesima volta la voce telefonica, arrochita dai chilometri di cavi che era costretta a percorrere per poter giungere all’orecchio del comandante Smith.
«Me ne rendo conto, signore. Per adesso stiamo semplicemente qui. Aspettiamo.»
«E aspetterete ancora per poco, comandante. Stiamo organizzando un piano per infiltrare alcune unità all’interno delle barricate. L’unico punto debole, per adesso, è la completa assenza di informazioni sulle quali basarci. Ci occorrerebbero notizie dall’interno, ma le comunicazioni continuano ad essere impedite. Ci stiamo lavorando.»
«Pensate davvero che tagliare le risorse possa servire a qualcosa?» domandò il comandante Smith, ancora lievemente perplesso.
«Senz’altro. Ne abbiamo discusso con il Segretario della Difesa, e il progetto è stato approvato. Entro poche ore sarà tagliato tutto quanto. Senza cibo, acqua, carburante, medicinali, gas ed elettricità i ribelli non potranno fare altro che arrendersi. Forse resisteranno una settimana, magari anche due. Dopodiché, però, getteranno a terra le loro armi in cambio di una sorsata d’acqua. Glielo garantisco, comandante.»
«E per quanto riguarda la popolazione civile?»
Dall’altra parte ci fu una breve esitazione. Il silenzio riempì la linea per qualche istante. Poi, la voce telefonica lo neutralizzò: «Dovranno fare dei sacrifici anche loro, per il bene del Paese. Dopotutto, hanno già pagato un terribile prezzo. Un leggero aumento, a questo punto, risulterà quasi del tutto ininfluente.»
«Sta parlando di vite umane, signore» gli fece notare Smith, trattenendosi.
«Lo so. Ma in questo momento è come se anche loro fossero contro di noi.»